Partito democratico, riflessioni e perplessità

     Il dibattito sul partito democratico pone riflessioni e interrogativi, non di poco conto. Lo dimostrano gli interventi sui giornali. Mentre, dirigenti del nascente partito e, stampa compiacente, si sforzano di costruire un interesse attorno al PD, ci si accorge che tutto questo fervore ed unanimismo palesato non esiste. Anzi, il consenso non raggiunge le aspettative. Certo, non si può ancora parlare di floppy. Però, il PD, IL primo banco di prova lo ha avuto  nelle recenti amministrative. Quindi, si può parlare di poco interesse nelle forze politiche e nel paese. Lo si capisce dagli appelli nelle pagine dei giornali, nei forum e nei dibattiti. In sostanza, il PD è auspicato più da certa stampa e certi giornalisti che dagli elettori. Quest’ultimi, a tutto pensano tranne che ad un nuovo partito. Si, perché di questo si tratta e non di un partito. Tra l’altro, si denuncia in esso l’assenza della sinistra riformista e legata al sindacato, a causa del malessere nel mondo del lavoro. Si indica cosa bisogna evitare nella costruzione del nuovo partito. Si pensi che, le cose da evitare, la sinistra le aveva poste nel dibattito congressuale. Le questioni del lavoro, dei giovani, del precariato, dei diritti e delle pensioni, non sono le sole a lasciare perplessità sulla sinistra. Vi sono questioni, importanti, che i congressi dei DS e Margherita non hanno voluto cogliere e sciogliere. Oggi, forse, nessuno vuole il ritorno ad una società divisa in blocchi sociali, però, non tutti sono pronti a rintuzzare ed evitare la lotta di classe esistente. Quella dei ricchi contro i poveri.

All’interno della coalizione di governo e tra i soggetti del nuovo partito, vi è chi attacca il sindacato ed i lavoratori senza che nessuno alzi la voce in loro difesa. I lavoratori, i pensionati, non sono più di moda, però, rimangono serbatoi di voti.

Si parla di costruire una società giusta, democratica e partecipata. Però, si continua ad accettare i privilegi di pochi, le lobby, le ingiustizie sociali. Si fanno le liberalizzazioni di cose piccole, ma si lasciano quelle che contano e che determinano privilegi e potere, vedi banche, caste professionali ecc. Si critica il sindacato sulle pensioni e si dice che non ci sono fondi, però, si votano aumenti esosi ai privilegiati ed ai parlamentari. Si grida che non si può abbassare l’età pensionabile per centomila lavoratori che ne hanno diritto, perché lavorano da oltre 35 anni e dall’età di 15/16 anni in lavori usuranti e, si dimentica, che, cani e porci dello Stato e parastato sono andati in pensione con pochi anni di lavoro, percependo quanto un operaio che ha lavorato 35/40 anni guadagna in tre mesi.

Si parla di partecipazione e costruzione dal basso, però, si evita il confronto sulle proposte e sui candidati. Infatti, è vero che si sono fatte le elezioni per eleggere i rappresentanti del comitato promotore, però, ci si dimentica di dire che i candidati in molti posti, erano tanti quanto gli eletti e le preferenze. Certo il comitato ha poca importanza, però, la stessa cosa succederà quando si dovranno eleggere i rappresentanti del PD o al parlamento e altra carica elettiva. Allora, prevarrà il parere del comitato elettorale e degli apparati. Certo, i dirigenti augurano tante altre candidature, come per il leader. La candidatura della Bindi, di Furio Colombo, di Letta, gli danno ragione. Però, si tratta di candidature, anche se forti, di schieramento o contrapposizione ed in polemica. Infatti, Colombo perché non condivide il buonismo di Veltroni e, perché vuole stare a sinistra, mentre la Bindi , perché vuole difendere il sociale e, come Letta, in sintonia con Bersani, perché vogliono primarie libere da condizionamenti degli apparati. Questo significa che qualcuno anche nel PD mette in discussione, oltre lo stato sociale, alcuni principi fondamentali della partecipazione democratica.

Il confronto tra candidati, invece, è tutt’altro e lo si vuole evitare, perché tutti sperano nel “messia” per salvare la legislatura. Veltroni, che ha guidato il PDS, scombinandolo, per le ragioni che tutti conosciamo, aveva scelto di fare il sindaco. Oggi si candida a guidare il PD, però, la sua, pare una candidatura alla guida del governo.

Fassino e Rutelli promettono dibattito e confronto tra le idee. Come credergli, quando questo dibattito è stato respinto nei congressi provocando ed auspicando l’inizio di un’altra scissione?

Inoltre, si parla di nuovi soggetti che vanno oltre la sinistra radicale e dei fuoriusciti di Mussi e Angius. Ebbene, come possono rispondere positivamente i giovani, che in massa hanno votato per questa coalizione, perché nel programma aveva l’abolizione della legge Biagi e del precariato, della legge Moratti e dell’universalità dei diritti, che oggi, dopo oltre un anno di governo, in tanti non vogliono più? Ed ancora, la risposta l’hanno data i socialisti, con la ricomposizione del PSI, gli ex democristiani che rivogliono la DC , Bordon e Manzione con altri della margherita che vogliono il ritorno dell’Asinello; ed i Repubblicani. Tutti soggetti che s’identificavano nell’Ulivo e non nel PD. Quindi, con chi pensano Fassino, D’Alema ed i dirigenti locali di modernizzare il paese, di conquistare le amministrazioni perse e confermare quelle attuali, con Forza Italia e contro la sinistra?

Infine, vi è la questione di fondo di questo paese: chi paga, come e perché?

Si dicono alcune cose giuste, altre che lasciano perplessità e diffidenza. Ridurre le spese tagliando i servizi essenziali facendo pagare sempre i soliti, per far quadrare i conti, non pare moderno e corretto. Quando si parla dei giovani e del loro futuro, del riscatto della laurea e dei lavori usuranti si dice il vero. Però, come la mettiamo con Rutelli, Dini, ed i radicali, che mettono una contro l’altra, le generazioni dei giovani e dei pensionati a proposito dello scalone, dell’età pensionabile e della riforma previdenziale?

Lo fanno mentendo spudoratamente, attaccando il sindacato; la sua storia di lotte per la democrazia, la partecipazione i diritti; contro la criminalità e l’eversione. Sapendo bene che non esiste altro sistema, oltre la solidarietà tra generazioni, costruito dal sindacato. Questo, non é democratico e di sinistra.

Inoltre, la sicurezza. Tema molto importante e giusto. Quella di un futuro certo, di un lavoro stabile, del diritto alla salute e una casa. Sbagliato è rincorrere la destra sul suo terreno. La sicurezza ai cittadini la si dà non solo aumentando le forze dell’ordine, ma con strumenti e mezzi adeguati e moderni, con la prevenzione e l’eliminazione delle cause che alimentano il malessere ed il malaffare, certo non con gli esempi che difendono i politici corrotti e corruttori, gli apparati deviati, i furbetti del quartiere ecc.

La verità purtroppo è un'altra. Ed in tanti fanno finta di non vederla o di ignorarla, a partire da certa stampa ben pensante, da alcuni pennivendoli e dai soliti mercenari dell’informazione. Cioè: che la nascita del partito democratico, (ennesimo nuovo partito, ma non partito nuovo) apre una questione che non si può ignorare: il pericolo della scomparsa della sinistra in questo paese. Possibile attraverso l’attuazione di una legge elettorale, (proposta Segni) o magari, con un accordo trasversale tra il PD ed il nuovo partito delle libertà, con un “operazione pelosa” all’inglese, volta a mettere fuori gioco la sinistra.

Per fortuna però, tra mille difficoltà, il progetto per una grande sinistra prende corpo e si diffonde nel paese. In Toscana, in Liguria ed altrove, si lavora ad un progetto unitario verso un aggregazione di sinistra, che sappia incidere sul futuro del paese e sciogliere le questioni epocali in piedi. Questioni che solo una sinistra forte al governo, può risolvere. Una sinistra che condivide l'analisi ed un giudizio comune rispetto alle grandi questioni sociali (democrazia, lavoro e diritti) ed ambientali del nostro tempo, ai temi della guerra e della globalizzazione liberista; che segue la non violenza come pratica politica e condivide la necessità di lottare contro le disuguaglianze globali e locali, contro un modello che produce devastazione globale, contro un'economia fondata sul mito della crescita illimitata e della ricerca esasperata del profitto, piuttosto che sul soddisfacimento dei bisogni. Una sinistra che dia centralità ai beni comuni, per ristabilire un equilibrio fra esseri umani e natura, in cui il progresso non sia misurabile solo attraverso l'andamento del PIL, ma che tenga conto dell'ambiente, delle condizioni di lavoro e di redistribuzione del reddito, dei diritti di cittadinanza, pari opportunità, istruzione e cultura, salute e la partecipazione. Altro che alleanza centrista e moderata al posto di una sbilanciata a sinistra. Solo così è possibile dare battaglia sui grandi temi: occupazione, precarietà, diritti, giustizia, laicità, servizi sociali, politica estera, cultura, informazione, riforma RAI estensione dei diritti dei migranti, rilancio di politiche a sostegno dei diritti e delle pari opportunità, dei giovani, degli anziani e delle fasce deboli e, dare filo da torcere ai moderati ed alla destra.

23/07/2007

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