Due ex sindacalisti al vertice delle Istituzioni
Con l'elezione di due ex sindacalisti alla presidenza del
Senato e alla Camera dei deputati, il mondo del lavoro, da decenni sottoposto a
durissimo attacco nelle condizioni di vita e di lavoro, torna a far parlare di
se. Peccato che Cofferati si é fatto "sbolognare", viceversa si poteva avere
anche un primo ministro proveniente dal sindacato..
Durante la campagna elettorale, chi in un modo e chi in un altro, tutti hanno
parlato del mondo del lavoro, come di un mondo di sfruttati, privo di regole e
sicurezza, incerto e precario.
Ascoltando, ancora oggi i molti discorsi dei candidati alle prossime
amministrative, questo mondo precario e di nuove povertà, resta al centro degli
interessi di politici e futuri aspiranti sindaci.
Strano questo mondo, molto strano. Ci si ricorda del mondo
del lavoro solo
quando conviene, vedi i due candidati Moratti e Buttiglione, che, perse le
elezioni politiche, scoprono il valore del 1° maggio partecipando ai cortei con
i lavoratori. Peccato che in questi ultimi cinque anni di governo, questi
signori ministri, mai hanno sentito la necessità di stare al fianco dei
lavoratori, ed anziché i cortei del 1° maggio hanno preferito la villa di arcore
o della costa Smeralda di Berlusconi. Ci si accorge del mondo del lavoro, quando
esso é lontano dalla politica corrente e per pescare voti. Spero, che
oltre all'opportunismo elettorale, non si tratta di un cercar di coinvolgere il
mondo del lavoro per inciuci o quant'altro.
Bertinotti ha dedicato la sua vittoria agli operai. Cosa molto bella e
significativa. Marini ha
ricordato la centralità del lavoro. Complessivamente il centro sinistra, che si
appresta a governare, nel suo programma rilancia le questioni del lavoro e dei
lavoratori.
Ecco, forse sarebbe giusto parlare di lavoro e lavoratori.
Certo, da ex operaio e militante
sindacale, sono orgoglioso di ricevere una dedica. Tuttavia, voglio ricordare
che gli operai, ed in generale il mondo del lavoro, hanno bisogno di fatti e
concretezza. Il mondo del lavoro, tutto, abbisogna di democrazia e
partecipazione, di diritti e certezze nel futuro.
Credo, che una bella stagione come quella vissuta negli anni sessanta e
settanta, quando il mondo del lavoro con gli operai in testa, otteneva consenso
ed egemonia attorno alle sue proposte, ed era soggetto politico di
trasformazione, non é più possibile. Quella bella stagione é passata.
Ciononostante qualcosa deve cambiare. Dal mondo del lavoro, da dove si produce
la ricchezza di questo paese occorre ripartire.
In un Parlamento e Senato della Repubblica, dove prevalgono i liberi
professionisti, soprattutto avvocati, due ex sindacalisti, oggi al vertice delle
Istituzioni rappresentano un primo passo nel riconoscimento della pari dignità
di rappresentanza, tutto il resto, però é da venire. Spero che con loro al posto
giusto e con il nuovo governo, la via crucis del mondo del lavoro e di tutti
quei lavoratori, in patria ed all'estero, finora considerati: "Figli di un Dio
minore" finisca. Solo cosi, possiamo parlare di una nazione civile e
democratica.