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ELEZIONI
IN IRAK ?
Nutro seri dubbi sul voto in Irak;
non credo abbia vinto la democrazia e la partecipazione, fosse vero sarei
contento per gli Irakeni. "Le "elezioni irachene" somigliano
ad un maquillage provvisorio per fare in modo che tutto sembri cambiato
mentre, in realtà, tutto è come prima". I risultati
sono incerti e lo saranno probabilmente per sempre. Non sapremo mai se
i partecipanti al voto sono stati veramente il 50% degli aventi diritto,
come affermano i comunicati della commissione elettorale, o molto meno
come sembra?
L'assenza totale di osservatori indipendenti (dov'erano, cosi indispensabili
altrove?) e la mancanza di contraddittorio tra i partecipanti non consentirà
mai di accertare la veridicità di queste cifre. A sentire i TG
ed a leggere i quotidiani del giorno dopo, pare sia così. Poi però,
leggiamo che ci sia stata, in presenza di un offensiva di attentati: la
chiusura affrettata dei seggi (pochi e nascosti), intoppi con il servizio
d'ordine che anziché garantire la sicurezza e la partecipazione,
ha impedito l'espressione del voto a molti elettori in coda, la diserzione
al voto dei Sunniti, che non hanno voluto votare, perché, con il
sistema imposto dagli USA saranno sempre una minoranza che non conterà
nulla; i Curdi, che hanno espresso un voto finalizzato ad uscire dall'Irak
per la conquista di uno Stato autonomo, ecc. Tuttavia, pare, che sotto
la pressione o la motivazione di interessi diversi, abbiano votato più
o meno, otto milioni di cittadini.
Mi domando il 50% o meno di cosa?
Ma qualunque sia stato il vero numero degli elettori e chiunque sarà
dichiarato vincitore di questa competizione elettorale, il risultato non
cambia: il progetto di divisione del paese è andato in porto. Questo
comporta infinite complicazioni, incrinature e pericoli di guerra civile,
grazie agli USA e alla responsabilità del governo italiano.
Dunque, stando alle dichiarazioni e alle esultazioni, soprattutto degli
sciiti, ha trionfato la democrazia ed il coraggio contro il terrorismo?
Fosse vero, Allah lo volesse!
Il coraggio senza dubbio. Bisogna ammirare tutti quelli che hanno sfidato
la paura e la morte, per andare a votare. Il terrorismo, se così
possiamo chiamare la guerriglia ed i Kamikaze che da due anni fronteggiano
l'intervento USA, però, non é ancora battuto.
Busch esulta e si dice soddisfatto di avere importato la democrazia con
i bombardamenti. Con lui tutti quelli che lo hanno seguito in questa avventura.
In realtà, il governo Bush, in difficoltà nella gestione
dell'occupazione dell'Iraq, è riuscito a mettere gli iracheni l'uno
contro l'altro. Per questa via intende legittimare la permanenza, a tempo
indefinito, delle basi militari statunitensi. In questo progetto e stato
aiutato dai tagliagole di Al Zarkaawi.
Resta un fatto fondamentale da non sottovalutare: in base ad una legge
che gli iracheni non hanno mai discusso è stata nominata un'assemblea
costituente che non comprende una parte significativa della società
irachena, non è da essa riconosciuta e, quindi, per definizione,
non può essere costituente.
Si infrange qui l'illusione che alla guerra potesse seguire la pace. Chi
pagherà questo sarà la gente dell'Iraq, che oggi ha dimostrato
di sognare la democrazia.
Tra le vittime dell'occupazione USA da oggi vi è anche la coesione
nazionale. Nasce quindi oggi un compito fondamentale per chi ama la pace:
la ricerca del dialogo tra le componenti della società, della conciliazione
e dell'unità del paese nelle sue molteplici componenti, che scongiuri
la guerra civile e permetta all'Iraq di riconquistare la sovranità.
Chi dovrà farlo: l'Europa. Saprà farsene carico?
La discussione sul rinnovo della missione italiana in Irak, potrebbe e
dovrebbe essere un occasione, per iniziare un processo diverso da quello
seguito finora, proprio partendo dalle elezioni e dalle questioni aperte
con il voto. L'Italia dovrebbe essere di stimolo verso l'Europa e l'ONU,
però, la posizione del governo che chiede all'opposizione di prendere
atto delle elezioni Irakene, dimentica di prenderne atto lui stesso per
primo.
Lo ripeto: Democrazia non é fatta. Se cosi non fosse sarebbe
bello. Dubito e stento a credere che queste elezioni siano il successo
della partecipazione ed il trionfo della democrazia. Forse, questo avverrà,
se si creeranno le basi di cui sopra, se le forze che hanno fatto la guerra,
lasceranno ad altri, che non hanno partecipato "all'invasione"
a gestire la ricostruzione democratica e la conciliazione nazionale. Solo,
quando tutto il popolo Irakeno sarò libero da intromissioni esterne
e potrà decidere liberamente il proprio futuro trionferà
la democrazia.
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