Intervento in Libia contro Gheddafi

La questione libia-Ghedafi, pare abbia rovesciato le parti nell'opinione pubblica e nelle forze politiche. La sinistra favorevole all'intervento, la destra più accomodante e pacifista. L'intervento militare in Libia riceve l'ok dalla base dei 'progressisti' del Pd e suscita dubbi tra i 'conservatori' del Pdl. Questo, dopo un primo momento dove l'opinione degli italiani era di sdegno per quanto succedeva in Libia, in Egitto, in Tunisia. Quando tutti si auguravano che il vento di rivolta contro le dittature e per la democrazia avesse un successo. Forse tutti speravano che quei popoli se la sbrigassero da soli. Poi quando la razione da parte del Rais in Libia cominciò a reprimere ed attaccare gli insorti, si passò ad una sorta di critica e vergogna: l'occidente che non reagiva e l'Europa che stava zitta. Poi, la decisione ONU ha ricompattato l'opinione fino ai primi bombardamenti. Quindi le divisioni interne alle forze che partecipano all'attacco. Gli USA di Obama che, pare hanno rinunciato ad un ruolo guida dell'intervento in Libia e, tra le nazioni che partecipano, dove ognuna segue una propria strada. Cosi sono nate le divergenze tra Italia e Francia su chi guida e decide. Berlusconi chiede che sia la NATO a guidare e minaccia di non dare il permesso per l'appoggio aereo nelle basi italiani. Non solo, forse spinto da un ritrovato "pacifismo" dei conservatori del suo partito, Berlusconi dice: "Sono addolorato per Gheddafi e mi dispiace. Quello che accade in Libia mi colpisce personalmente". Invece di essere addolorato per il popolo libico, represso e massacrato, si addolora per l'amico a cui ha baciato la mano. Lo ha detto durante la cena a sostegno del candidato sindaco a Torino del Pdl Michele Coppola. Poi, secondo un rituale consolidato smentisce. Tra l'altro con la scusa della Libia e del consiglio dei ministri, lo stesso giorno, lunedì 21, non partecipa al processo Mils, dove é accusato di corruzione del testimone.
Il web, attraverso facebook ed altri siti e main list di approfondimento e discussioni, rivela gli umori della base dei due principali partiti italiani, cambiando schemi tradizionali ed eredità politiche. Il governo annuncia la propria adesione alla "coalizione dei volenterosi", e i giovani del Pdl su 'Spazio Azzurri', il blog che raccoglie gli sfoghi telematici dei berlusconiani, esprimono il loro netto dissenso.  «No all'intervento in Libia! Non per vigliaccheria ma almeno per coerenza». «I diritti umani non sono forse calpestati anche in Arabia, Yemen, Siria, Nigeria, Costa d'Avorio, Interveniamo pure lì?» «Cos'è sta smania di intervenire in Libia, Saranno affaracci loro interni?  «Che vi ha fatto Gheddafi? Ci ha dato gas e petrolio, combatte terrorismo e i clandestini. Che volete?».

A leggere questi interventi la prima cosa che viene in mente é l'imbonimento mediatico e i dossier costruiti dall'informazione controllata dal governo.  Qualcuno azzarda una analisi politica e spiega che «i francesi vogliono sostituire i loro interessi ai nostri in Libia. In parole povere ai francesi i contratti petroliferi e all'Italia i clandestini». Il tema dei clandestini, estremizzato e strumentalizzato fino alla nausea, interessa quelli del Pdl che "minacciano" di «non votare più il partito» e si dicono «d'accordo con Bossi». Nei conservatori, vi sono pure i controcorrente: «Italia come Quinto Fabio Massimo, Dovremmo essere in primissima linea a garantire sicurezza nel Mediterraneo, casa nostra». «L'Italia aborrisce la guerra (l'articolo 11 della Costituzione scrive “ripudia la guerra”). Questo è scritto nella nostra Costituzione, Che cosa state facendo? Ve lo siete dimenticato? Niente guerra preventiva. Il fuoco amico uccide». Insomma, alcuni concetti che storicamente appartenevano alla sinistra sono fatti propri dai "fans" dei conservatori. Naturalmente molti temi ed opinioni trovano casa anche a sinistra ed in modo orizzontale tra schieramenti diversi. Alcuni simpatizzanti del Pd rivendicano sulla pagina Facebook del Partito: «Il Pd apprezza il risultato del vertice di Parigi sulla Libia», scrive l'organo ufficiale sul web. In tanti esprimono parere favorevole all'articolo però, molti sono i commenti a favore dell'intervento militare. La maggior parte condivide la posizione ufficiale del Pd ma non manca il dibattito neanche nel centrosinistra. «Abbiamo sopportato tutto, dal Kosovo a Mirafiori, dal sostegno al governo Lombardo in Sicilia ad altro... adesso è troppo»  «Voi 'pacifinti' non fareste nulla, sempre a favore dei prepotenti e dei regimi mai con le democrazie» «se non intervenivano ora in 4 giorni prendevano Bengasi e Tobruk e facevano un massacro». «Porteremo lo stesso aiuto che abbiamo portato in Iraq e in Afghanistan, ma non in Ruanda o in Palestina» «State dicendo che era giusto lasciare Gheddafi in pace a massacrare gli insorti?» Inoltre qualcuno, mentre apprezza il discorso di Napolitano: "L’Italia è un membro importante della comunità internazionale e dell’Alleanza atlantica. Dobbiamo dare il nostro contributo per vedere riconosciuta la sete di libertà e di giustizia del popolo libico”,  lo critica perché non ha avuto la stessa sensibilità per i bombardamenti su Gaza ed in favore del popolo palestinese.

Praticamente, possiamo dire che, prima o poi, ci fosse una guerra decisa dalla maggioranza la cui responsabilità fosse invece ascritta all’opposizione era prevedibile nell’incastro politico nazionale. Certo che, vedere un PD sempre pronto a sostenere gli allarmi sulla sicurezza della Lega Nord, portatrice di ogni salto razzista della politica nazionale, e non inseguirla mai sulle questioni della Guerra (dal Kosovo alla Libia) lascia un po’ interdetti. E’  la paura della responsabilità, la paura della ritorsione è quella che alimenta il no delle destre. Paura codarda che in ogni istante può trasformarsi in coraggio idiota. L'allarme terrorismo e quello immigrazione aiuteranno questa fusione. Finché stiamo dalla parte dei bombardanti si può comprendere la sospensione contestuale proposta da Napolitano che, siccome non possiamo contraddire l’articolo 11 della Costituzione, si occupa di ridefinire la guerra e distinguerla dalle operazioni armate internazionali. La questione umanitaria in Libia, non é da sottovalutare e non é messa in discussione.

La cosa che nessuno fa, richiamare alla propria responsabilità coloro che Gheddafi hanno armato e pretenderne le dimissioni. E non basta nemmeno invocare gli agenti inglesi, e pure francesi, che muovono nelle file dell’opposizione per trasformare l’aspettative popolari libiche alimentate dai moti per il pane e la libertà di Egitto e Tunisia in rivolta anti-regime. Non basta neanche ricordare le commesse petrolifere, gli investimenti, la necessità di avere un nuovo Kosovo o un nuovo Montenegro in Africa del Nord, necessità maggiore proprio ora che accanto si apre qualche spazio di democrazia.

Forse davvero, visto che il migliore dei mondi possibili non ci piace occorre metterlo in discussione. Rompere il vetro, per avere la via di fuga. Due sono i modi con cui possiamo farci scudo dell’articolo 11 della nostra Costituzione. Il primo imbelle, per chiamarsi fuori e salvare la nostra anima. Meglio che bombardare è comunque anche ciò, nonostante l’agitarsi dei pragmatici umanitaristi. L’altro è quello di mettere in discussione e scindere un trinomio ideologico e mitico: libertà, democrazia e libero mercato. La libertà ce la dobbiamo tenere. Forse non cantavamo viva il comunismo e la libertà, aggiungendo poi un po’ di nomi che con la libertà ebbero un rapporto ambiguo. Eppoi c’è la Resistenza, lotta di liberazione nazionale in cui assieme ai bombardamenti americani ed inglesi, proprio come oggi in Libia, v’era l’azione delle milizie partigiane, un po’ diverse degli anti Gheddafi. Questo equilibrio costituzionale tenne in piedi, e in scacco, l’Italia fino al 1989 costringendo taluni ad agire sommersi tra servizi segreti,  logge deviate e criminalità mafiosa. E mentre bombardavano gli americani, ancora maledetti dagli antifascisti (e questa è la base di certe posizioni del PDL e della Lega di oggi) a terra c’era quella lotta di popolo che ha provato, fallendo, a dare un senso a quella libertà. Ha fallito ma l’eredità lasciata, la Costituzione è ottima.

La democrazia la dobbiamo definire bene. Anzi è questa l’ambiguità da rompere. Certo, qualsiasi democrazia formale è meglio di una dittatura, pure in Libia, ovviamente, perché offre spazi ed opportunità. E’ meglio perché l’oppressione del dissenso deve scivolare verso l’emarginazione sociale per essere operativa. E’ meglio perché uno spezzone della classe borghese può filantropicamente provare a rappresentare le istanze politiche dei ceti popolari. Però a noi la democrazia formale deve non bastare. Lo possiamo dire?

Liberté, Egalité, Fraternité. Come sempre, come la democrazia greca, era per i cittadini francesi, per tutti però. Ecco dev’essere per i cittadini del mondo. Ed i Rafale che bombardano la Libia non portano Egalité. E’ questo il più difficile esercizio per la sinistra contemporanea, costruire la teoria per un mondo democratico. Pensare ed agire le istituzioni borghesi dell’Europa per questo fine.

Sul libero mercato pare essere tutto più facile. Un bel No. Se qualcuno pensa che il libero mercato possa accoppiarsi con democrazia o libertà vada nelle periferie statunitensi, quelli interne o quelle lasciate dagli squadroni della morte sudamericani, o, di contro, nella Cina capitalista. Certo una efficiente teoria economica descrive l’assalto al libero mercato il presupposto della vittoria. Fino ad ora però non ha funzionato, né l’assalto né la vittoria. C'é la guerra, come ogni guerra lascerà la fame tra la povera gente, come prima. Così sarà se nessuno riuscirà a mettere nella guerra elementi di socialismo, teorie e prassi, rivoluzionari. Così sarà se il popolo non parteciperà, non come soldato però. All’opposto: disubbidendo. O meglio ancora creando le proprie ubbidienze. Nessuno si illuda che ciò basti. Prima della Resistenza italiana vi fu la guerra civile spagnola. Una disfatta, d’eroi ma una disfatta. Non basta mettersi contro i bombardamenti e contro Gheddafi, bisogna mettersi contro lo stato di cose presente quello per chi c’è Gheddafi e ci sono i bombardamenti. Quindi concludendo, ricordando il cardinale Colombo, nel processo contro chi voleva l'unità d'italia: "quando la guerra e di popolo, chi é contro il popolo ci rimette il grugno". Speriamo che anche nella sponda e nelle spiagge opposte alle nostre sia cosi.

Ovada 22 marzo 20011

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