Nuove BR

    Il 24 gennaio 1979, fu assassinato dalle BR un operaio, un militante della CGIL: Guido Rossa. Pochi giorni fa il 28° anno dei funerali a Genova. Quel mattino, decine di migliaia di democratici sotto una pioggia battente e con gli occhi pieni di lacrime, a differenza di tanti altri che stettero a guardare chiusi al caldo delle loro case, dimostrarono, se ve ne era ancora bisogno, da che parte stare sconfiggendo cosi il terrorismo.

Oggi, un plauso alla magistratura ed alle forze dell’ordine che hanno sventato i propositi delle nuove sedicenti BR. Speriamo che nei prossimi giorni si faccia maggior chiarezza sugli intenti e sui legami politici e strategici. Auguriamoci che le tanto vilipesi “toghe rosse”, attaccate in altre occasioni siano messi in grado di condurre le indagini e produrre sentenze in merito.

Tuttavia, negare che vi sia dello sciacallaggio politico attorno agli arresti della colonna BR, significa negare la verità evidente agli occhi di tutti.

Puntuali come sempre, si sono aperti i circoli processuali ed i forum accusatori a senso unico. Berlusconi, onnipresente in ogni fatto ed argomento politico, sociale e di costume del paese, parte all’attacco della sinistra. Molto strano il suo silenzio nelle vicende della violenza negli stadi, focolai di coltura terroristica, se non per difendere i suoi interessi rifugiandosi alle spalle degli abbonati. Il cavaliere parla di odio nei suoi confronti. L’odio, da lui e dai suoi mass media e direttori di giornali, sparso nell’aria ed in ogni cosa che lo circonda, da, quando è sceso in politica. Odio che caratterizza il confronto politico italiano, dividendo in buoni e cattivi, belli e brutti, gay e no, coglioni ed intelligenti, cattolici e laici, democratici e antidemocratici, liberisti e statalisti, americanisti e antiamericani, atlantisti e terroristi. Naturalmente a lui, fanno eco i colonnelli del centro destra. Questi, accostano al terrorismo ogni tipo di manifestazione da quella, riuscita e pacifica di Vicenza, contro l’allargamento della base USA  e la contrarietà di tanti pacifisti nel sostenere la missione in Afghanistan. Poi, vi sono i professori filosofi, gli editorialisti e pennivendoli, che da trent’anni sostengono che il terrorismo fa parte dell’ideologia di sinistra coltivata e caldeggiata nei centri sociali e nel sindacato cgil, quelli che trovano il collegamento con i partigiani quali fornitori delle armi alle BR. Si distingue fra tutti il direttore di Libero: Belpietro.

Ancora una volta l’attacco alla sinistra ed al sindacato. A coloro che da sempre combattono il terrorismo, che in tempi non sospetti, senza tentennare, hanno preso le distanze scendendo in piazza ed adottando un comportamento coerente in tutti gli attentati, 450 circa , dalla gambizzazione di Montanelli al rapimento e omicidio di Aldo Moro, Tarantelli, d’Antona e Biagi, dimostrando di stare con le Istituzioni democratiche e con lo Stato repubblicano, lasciando sul campo, mutilati e morti, Guido Rossa vale per tutti; mentre altri erano pronti a trattare con le BR o parlavano di “compagni che sbagliano”.

Negli anni 70/80, il mondo del lavoro, la sinistra ed il sindacato, non ebbero dubbi sul disegno politico delle BR. Sulle convinzioni e concezioni, che avevano trovato consenso in una sparuta minoranza all’interno del “movimento”. Minoranza isolata e non condivisa dagli operai e dai lavoratori. L’affermazione di allora, che vale ancora oggi, che molte gesta partivano da segnalazioni da dentro la fabbrica è sbagliata. Le lamentele per il disagio sociale, per lo sfruttamento e per certi “stronzi e servi dei padroni” sono tutt’ora presenti nelle nostre città ed in qualsiasi posto di lavoro. Allora ed anche adesso sono prese a pretesto. Voglio ricordare come esempio Napoli ed il terremoto dell’80 in Irpinia. Il terrorismo ha sempre cercato di cavalcare i problemi ed i disagi, solo per tornaconto politico. Questo si è capito da subito. Solo chi ha le fette di salame negli occhi ed utilizza le BR per polemizzare ed attaccare il sindacato non vuole o fa finta di non saperlo. Tra l’altro, ritornando a quegli anni, parliamo di un brutto e controverso periodo della nostra storia, ancora pieno di misteri ed omissis.  ( Moro, Dozier, piazza fontana, e tutte le stragi nere). Tuttavia, oggi come allora, non si può concordare con le motivazioni e le ragioni di chi scelse quella strada. Rimangono ancora un alibi, le condizioni generali delle masse popolari e dei lavoratori, del disagio sociale, del welfar e dei diritti. Vero, a centinaia di migliaia cantavamo "Contessa". La canzone che più smuoveva i sentimenti di giustizia e che coinvolgeva. Era il vangelo, la "ballata" che meglio rappresentava la lotta, la storia, le aspettative di chi aveva le "palle piene" di una vita di stenti e di soprusi ed era pronto e disposto alla spallata finale. Però, come la storia in seguito insegna, la classe operaia ed in generale il “movimento”, mai hanno pensato che “spallata finale” significasse lotta armata ed assassinio di chi lavora per il progresso ed il riscatto civile delle masse popolari. Spallata, era resistere un minuto in più del padrone. Questo dovrebbero capirlo tutti quelli che si affannano a criminalizzare il sindacato e la sinistra. Dovrebbero capirlo quei “santoni e guru” ideologi, non pentiti, delle BR, che continuano a fare appelli e conferenze in giro per il paese e gli atenei. 

Infine, molto strano questo paese. Strano pensare che la memoria storica sia assente dagli italiani o credere che la TV spazzatura l’abbia spazzata via o possa revisionarla senza fare i conti con chi, quella stagione, l’ha vissuta sulla propria pelle. Quelli che vestivano con “l’Eskimo o cagnara” con le tasche piene di giornali. Gli stessi che volevano insegnare alla classe operaia ed al mondo del lavoro a fare la rivoluzione. Quelli cui lo sciopero non bastava ed invitavano a forme di lotta “dura” ed a rivoltarsi contro i “morbidi e venduti” dirigenti sindacali: oggi, dai salotti televisivi, dalle testate giornalistiche liberiste e qualunquiste, da formazioni politiche contrarie ed avversi al mondo del lavoro ed al sindacato, dal calduccio degli uffici e dalle comode poltrone, concorrono a demonizzare e criminalizzare. Ad additare questa parte della società come fautrice ideologica del terrorismo. Sorge il dubbio che gli intenti siano gli stessi degli anni settanta. Allora, impregnati di volontà di rivincita nei confronti delle conquiste della classe operaia, con l’aiuto delle grandi ristrutturazioni e gli errori commessi, anche da parte della sinistra, sfociarono nella vittoria del centro destra. Oggi si concorre per lo stesso obbiettivo e si vuole assestare quel colpo non riuscito, né col terrorismo, né con il programma della P2, né con i governi del centro destra, al cuore della democrazia e della partecipazione.

19/02/2007

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