Una sconfitta da digerire
Per la sinistra il risultato elettorale é una sconfitta. Lo é nel Paese come nell'ovadese, dove il bacino di consenso poteva aggirarsi sul 15%. Dura da digerire, ma, da digerire rapidamente, tirarsi su le maniche e lavorare per ricostruire una sinistra nuova. Guai a chiudersi in se stessi nel cercare di curare il proprio orticello e parlare di ritorno ai propri simboli. Serve valutare meglio il risultato, per capire il che fare?
Molti dirigenti nazionali della sinistra concordano sui motivi che hanno portato alla debacle, però pensano a soluzioni diverse. Quello che deve far riflettere é il dato generale del voto: che per la prima volta dal 1945 il paese non é più diviso a metà, bensì da una forbice ampia con un grosso vantaggio per la destra. Inoltre sparisce la rappresentanza della sinistra in parlamento e dopo 120 anni, dei partiti che si richiamano al socialismo.
In questo spostamento vi é dentro tutto: gli errori di Veltroni ed il suo fallimento di bucare al centro, il richiamo al voto utile e la paura impressa nell'elettorato di sinistra, l'astensione di tanti elettori di sinistra ed anche il voto di molti a favore di Di Pietro o della Lega, nell'ottica del voto utile. Ovviamente hanno pesato i 18 mesi di governo e la non realizzazione del programma sottoscritto. La sinistra che ha ingoiato rospi ed ha messo al centro dell'attenzione il programma concordato e non realizzato, paga lo scotto maggiore. Qui, sono diverse le interpretazioni del cosa sarebbe stato meglio fare: uscire dalla maggioranza, far cadere Prodi da sinistra, chiedere la verifica come è stato fatto? Al dibattito e confronto l'ardua sentenza.
Per quanto ci riguarda le cose sono precipitate talmente veloci che qualsiasi azione fatta sarebbe comunque ricaduta sulla sinistra. Perché il problema di Veltrusconi era proprio quello di liberarsi della sinistra. Inoltre, quanto successo, non ha consentito alla sinistra arcobaleno di organizzarsi ed aprire una discussione al proprio interno con gli iscritti. Per cui, non solo si é presentata agli elettori in modo ambiguo, anche in modo sbagliato, inoltre, in molti non hanno creduto a questa unità e non hanno neppure lavorato per la campagna elettorale. Tuttavia, per non riversare le colpe ad altri: In questi ultimi anni, s'era perso un contatto con la realtà ed il territorio a partire dalle periferie. Sono prevalse le logiche particolaristiche e di apparato rispetto al confronto leale e la costruzione di un progetto di civile convivenza e cittadinanza. Si é preferito cercare quello che divide, rispetto a quello che unisce, anche per superare il "nemico" interno rispetto alle "insidie" esterne. In sostanza, la credibilità é diventata merce rara anche nella sinistra, facendo in modo che tanta gente, un tempo parte del proletariato, prima ancora di un ancoraggio economico, ha perso un riferimento culturale, un riferimento nell'aggregazione e condivisione sociale. Ecco, quindi, che la destra ha saputo leggere ed intercettare questi sbandamenti e pur creando tanti danni ha vinto, nella comunicazione, certo, populista e demagogica, ma purtroppo per noi, meno accademica e snob.
Che fare?
Innanzitutto non demordere. Quanto é successo, forse per qualcuno era prevedibile. Certo, saranno cavoli amari, per il paese e per coloro che aspettano la soluzione ai loro problemi. Quelli che non arrivano alla terza settimana, i precari, i senza lavoro, i lavoratori ed i pensionati. Sarà dura il ritorno della Moratti nella scuola, le leggi ad personam, i tagli al sociale ecc. Sarà dura assistere alle rivendicazioni della Lega, la vera vincitrice di queste elezioni che giocherà la sua carta migliore; quella del ricatto per fare le cose che ha promesso al suo elettorato a partire dal federalismo, non solo fiscale.
La sinistra riparte da zero, ma, deve tenere conto: della base e dai problemi concreti, dalle tecniche di partecipazione popolare, le primarie non sono da demonizzare, dalla laicità. Deve fare uno sforzo ed aprirsi all'insieme dei movimenti. Non deve ancorarsi a nostalgie e sopratutto deve rinnovarsi nel suo modo di porsi agli elettori ed al paese. Rinnovare il suo gruppo dirigente. Deve occupare quegli spazi lasciati vuoti per molto tempo. Non basta dire ritornare davanti ai cancelli delle fabbriche. Non si risolve molto col volantino. Serve riconquistare la testa della gente e dei lavoratori ma, sopratutto, riconquistare gli strumenti di rappresentanza e di difesa dei lavoratori, i luoghi di aggregazione dei giovani ed anche di svago. Deve occuparsi del sociale e dei problemi dei cittadini non solo con le enunciazioni e gli slogan ma facendo politica ed azioni concreti e visive, tra la gente, con la gente, per la gente. Partendo da quelli che sono i nostri principi e valori, aggiornati alla realtà attuale. Certamente bisogna non fare altri errori. Occorre che l'interpretazione del voto sia corretta. Il risultato, era in parte prevedibile. Solo la passione impediva di vedere che vi erano difficoltà a raccogliere consensi. Questo può dirlo Sinistra democratica che, pur ottenendo una percentuale rilevante ai congressi dei DS non vi é stata una corrispondenza nell'organizzazione del nuovo partito, del tesseramento e del voto. Infatti sono tanti gli scontenti in disaccordo col PD che, però, hanno risposto Si all'appello di Veltroni. Quindi, solo la speranza poteva far pensare ad un risultato oltre l'otto per cento della sinistra Arcobaleno.
Comunque, in queste elezioni, forse la parola può apparire pesante, sono stati sconfitti: l'idea di comunismo, la sinistra come formula di potere, la destra come nostalgia, la chiesa. Questo è un risultato che forse non era prevedibile. Infine, malgrado lo sbandieramento dei voti raccolti come PD, rispetto a quelli precedenti raccolti da DS E Margherita, questa é una sconfitta di Walter Veltroni. Perché, andando da solo per vincere ha fatto fuori la sinistra e si trova un DiPietro che già tira calci e rinnega gli accordi con lui sottoscritti. Inoltre, anche perché, il PD per diventare competitivo e sfondare al centro, dovrebbe fare ancora un passo a destra e questo gli sarebbe esiziale. Per quanto ci riguarda siamo disponibili ad un confronto sui risultati e sul che fare. Siamo per farlo subito quindi attrezzarci per ricostruire una sinistra unità, che tenga conto di tutta la sinistra e, fare un opposizione ferma e mobilitata, per ambiente, pace, lavoro, giustizia sociale, diritti civili ecc.
20 aprile 2008