Il venti ottobre a S. Giovanni.

In uno dei treni speciali, partiti Venerdì notte per Roma Piazza S. Giovanni, insieme ad una nutrita delegazione della sinistra Ovadese ed alessandrina vi ero anch’io. Pensionato dello SPI, ex operaio Ansaldo della Fiom CGIL, nuovo soggetto in collocazione in una sinistra unita; poco importa a che titolo ho partecipato e poco m’interessano i tanti veti posti. Da libero pensatore di sinistra, ritengo che la presenza alla manifestazione, di compagni come me, e ve ne erano tanti, da sorprenderci da soli, era giusta e necessaria. Inizialmente, i posti vuoti nelle carrozze, destavano preoccupazione per un possibile fallimento della manifestazione. Però, si dipanavano, man mano che giungevano notizie del numero dei treni e pulman che si dirigevano a Roma.

Al mattino, dopo dieci ore di viaggio, la stazione Ostiense rassicurava tutti. La partecipazione garantiva gli intenti minimi degli organizzatori. Alle quattordici, in piazza dei cinquecento e della repubblica, non vi erano dubbi: la partecipazione si presentava al disopra degli obbiettivi. Lungo il percorso verso S. Giovanni, si cominciò a pronosticare sul numero. In testa al corteo, G. Cremaschi segretario della Fiom, per nulla preoccupato delle tante bandiere CGIL, diceva oltre trecentomila. Però, in Via Cavour, accolto da applausi, abbracci e strette di mano, P. Ingrao sosteneva che si vociferava di quattrocentomila. La sinistra presente nel corteo in tutte le sue componenti storiche e nuove, rifletteva sui risvolti di quella partecipazione. Ovviamente era positivo, però, preoccupavano le possibili strumentalizzazioni. Una cosa era scontata e doveva essere ribadita: tutta quella gente, non era lì contro il governo o per mandare a casa Prodi, anzi, come diceva Vendola, davanti a S. Maria maggiore, per sostenerlo, incitarlo ad andare avanti col programma dell’unione, firmato dai componenti della coalizione. Proprio questa ragione mi ha spinto a partecipare. Certo, devo dire che, pur essendo additato, perché portavo l’Unità sotto braccio, non mi sentivo a disagio in mezzo a tanti comunisti, ex compagni di partito e sempre di lotte sociali e democratiche, come P. Folena, che seguiva il corteo in bicicletta.

A S. Giovanni, la piazza si presentava come nei suoi migliori momenti storici: colma di gente semplice, militanti ed attivisti, dirigenti politici e sindacali, carri allegorici e striscioni. Una piazza che ricorda altri tempi, però, moderna, attuale. Si, qualcuno a tirato fuori degli armadi i vecchi vessili del PCI, però, vi erano i nuovi della sinistra democratica e dei radicali di sinistra, quelle degli ambientalisti e dei No Tav, quelli della scuola e quelle tematiche; vi era qualche bandiera dell’unione e tante magliette, cappellini e loghi delle categorie CGIL. Insomma una variegata partecipazione di uomini e sigle, che chiede una svolta ed unità.

Tortorella, altro leader storico della sinistra, girando tra la folla  informava che la prefettura stimava in seicentomila i partecipanti. Poi, dal palco, dopo il saluto di P. Ingrao, Sansonetti annunciò la cifra di settecentomila. La piazza “grande”, esulta, si abbraccia, prende impegni, parla di occasione, augura che i dirigenti della sinistra capiscano; spera che questa gente sia ascoltata nelle richieste sociali e negli auspici di una sinistra unita. Nessuno mette in discussione l’alleanza di governo. Si chiede rispetto e dignità per chi ha votato il centrosinistra sperando nel cambiamento. Ecco quindi, che la mia partecipazione e quella di tanti altri come me è motivata e gratificata. La convinzione generale, tra i presenti, è che i pericoli per Prodi vengano dagli amici, veri e presunti, a lui vicino e, dalle azioni dei suoi ministri; vengano da Veltroni, che, ha fatto promesse a destra e a manca e, anziché proporre soluzioni per superare le difficoltà della coalizione, vuole le elezioni anticipate.

Alla fine della manifestazione, i TG, parlano di un milione di partecipanti. I giornali confermano. Partono i commenti, si fanno i paragoni, si cerca di distogliere l’attenzione da S. Giovanni per portarla al Capranica, dove Cazzola, Capezzone, Bonanni, Angeletti, assieme a Maroni e Gasparri, discutono della “bontà” della legge trenta (Biagi). L’auspicio di tanti giovani, è che, come politici e appartenenti alla “casta”, anche questi fautori del “patto per l’Italia” diventino precari, come quelle migliaia di giovani presenti alla manifestazione e gli altri milioni sparsi per il paese.

A questo punto non vi sono più commenti, basta con i forum di parolai. Vi è solo da fare!

Chi deve fare, non deve sforzarsi per capire cosa. Basta guardarsi attorno, leggere il programma e dare corso alle promesse elettorali. Peccato che le prime pagine dei giornali di domenica, siano divise tra la bella manifestazione e la brutta notizia sul giudice De Magistris che indaga sui politici. 

Meditiamo gente, meditiamo!  

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