Verso il Congresso DS

        Superata la crisi con una ritrovata coesione della coalizione, il governo pensa al futuro con i dodici punti, elencati da Prodi, quale condizione per proseguire a capo dell’esecutivo. Naturalmente non mancano gli interrogativi sulle cose non presenti nel dodecalogo: DICO, TAV, Base USA, legge Gentiloni, legge 30, Riforme istituzionali, legge elettorale, conflitto d’interessi, ecc. A tal proposito, diversi sono i pareri dei leader dei partiti del centro sinistra. Per alcuni sono scontati, quindi si faranno, per altri sono da ridiscutere, per altri ancora non se ne deve parlare perché mancano i numeri oppure perché caduti insieme a Prodi.

Mentre l’opposizione incalza sulle contraddizioni e difficoltà del governo, il centro sinistra dibatte sulle questioni interne: dal caso Turigliatto e Rossi a quello Bonino - Capezzone, dai senatori a vita, al confronto Margherita - DS e partito democratico. Ognuno, a suo modo, cerca di inserire nel dibattito i problemi del paese: dalla riforma pensionistica, alle grandi opere, dalla qualità della vita ai problemi ambientali e del surriscaldamento del pianeta. Ovviamente ognuno con una diversa ricetta.

Tutti parlano in nome dei e per i più disagiati, in e per i cittadini. In realtà, vorrei sbagliare, gli elettori, appaiono poco soddisfatti dalle condizioni di vita e da come queste sono interpretati dai partiti, cosi come sono insoddisfatti di come e di quanto si tiene conto dei loro pareri.

Le primarie, momento di partecipazione ad una scelta, sono l’esempio che tutti ricordano, pare sia anche la panacea dei problemi futuri anche per il centro destra.

Per i DS e la margherita, le difficoltà del governo nell’affrontare le grandi questioni, e quelle di coalizione, nascono, oltre che dalla pessima legge elettorale, confezionata dal centro destra, dalla mancanza di un grande partito, egemone all’interno del centro sinistra. Da qui, la proposta di sciogliere DS e margherita per confluire in un nuovo partito. Come dice il senatore Morando “un partito che non c’è mai stato e non c’è ancora”, che in futuro serve pure a risolvere i problemi del governo. Questa proposta trova consenso in diversi e sconforto e contrarietà in molti altri. La nostra regione, la provincia e l’Ovadese non sono esenti da questi sentimenti.

Per quanto conosco la storia, il partito democratico in Italia esisteva e fu superato nell’ottocento. Inoltre, il nostro paese è fertile di nascite di nuovi partiti, che non hanno risolto nulla. Tuttavia, non capisco come può un nuovo soggetto, sommatoria di due soli partiti, che rappresentano (finora) il 30% degli elettori, risolvere i problemi che conosciamo?

Un conto sono i compromessi tra schieramenti contrapposti, le larghe intese su problemi specifici oppure per governare, cose temporanee che non compromettono abiure e negazioni, altra cosa è fondere due partiti concettualmente e culturalmente diversi ed in molte cose opposti.

Dalla caduta del muro di Berlino, non si fa altro che fondare nuovi partiti. Il PCI che raccoglieva oltre il 30% dei consensi vide il PDS al 25% ed oggi i DS, altro nuovo partito, fondato per risolvere i problemi, sono ridotti al 17%. Cosi facendo si rischia di frammentare ancora di più.

L’Ulivo, unica vera novità nel campo politico, rappresentava tutto il centro sinistra e vinse. In molte realtà, compreso Ovada, l’Ulivo è stato pioniere. Dopo la sua vittoria si parlò di federazione dell’Ulivo. Gradualmente però, nacquero difficoltà ed incomprensioni, la volontà di una conta, la rincorsa alla supremazia per la leader chip. Non se ne fece nulla e gradualmente si persero per strada tutti i componenti, da DiPietro a Mastella, da Rifondazione ai verdi e comunisti unitari. Oggi nell’Ulivo, presente in parlamento, vi sono solo DS e Margherita. Grazie anche a questa legge e questo sistema elettorale ibrido. Credo che dall’ulivo occorre ripartire, senza fondare nuovi partiti e creare altri cespugli.

Crediamo veramente che la questione dissidenti o senatori a vita si possa risolvere con la cacciata di chi dissente, oppure, con il voto o non voto dei senatori, ed ancora, escludendo oppure eliminando tutti gli altri piccoli partiti che fanno parte del C.S.?

Vi pare possibile, che un partito seppur al 30% possa imporre al resto della coalizione una politica vecchia, soprattutto nei rapporti con gli alleati della Nato e gli USA, oppure una visione del mondo globalizzato, dal punto di vista capitalistico e militarista?

Dove sta la discontinuità rispetto ai governi e la politica del centro destra?

Ma poi, e pensabile un partito solidarista e riformista staccato dai valori fondanti della sinistra storica ed europea?

Possibile che a nessuno passa per la testa che è impensabile un paese, l’Italia, unico in Europa, dove non esisterebbe una sinistra forte e la parola socialismo?

A cosa sarebbero ridotte le attuali formazioni del centro sinistra, riformista e progressista. Ad uno sparuto gruppetto di piccoli partiti e ad un partito filodemocristiano?

DS e margherita si fanno la guerra sui numeri dei tesserati e per le poltrone di comando. Continueranno a farsela in seguito per la leader chip del nuovo partito e per quanto li divide. In tutto questo gli iscritti, tanto meno gli elettori, non contano nulla. Anche se nelle risoluzioni congressuali tutti auspicano un largo ed approfondito dibattito. Basta come esempio il congresso dei DS di Ovada. Dopo la presentazione della mozione Fassino, avvenuta una sera dell’altra settimana, si va al congresso sabato 10 alla SOMS.

Ore 14.00 insediamento della presidenza ed elezioni commissioni congressuali. Ore 15.00 un ora per la presentazione delle tre mozioni. Segue un ora di dibattito con un limite di dieci minuti per intervento, un contentino a chi vuole dire la sua. Poi, tre ore di votazione con rinfresco. 

Certo non siamo al top della democrazia e del corretto confronto politico. Specie se consideriamo che da questo congresso potrebbe venire un’altra scissione se passa lo scioglimento. Infatti, in tal caso, dopo il congresso, la minoranza si riunisce a Roma per decidere il che fare?

Si, perché, non è possibile discutere di partito democratico rincorrendo il centro destra, senza pensare di aprire un confronto per unificare e mantenere una formazione moderna ed aggiornata di sinistra, con tutti i suoi valori morali e ideali, che tanto hanno dato al paese.

Vi é da dire che, in proposito, da entrambi i partiti vi sono assicurazioni nel non perdere le proprie identità, storia, cultura, valori, ideali ecc. Però, pare strano, ma, mentre nei DS si sostiene che il PD non sarà fuori dal socialismo europeo, nella Margherita si afferma che non entrerà mai. La terza posizione, invece, assicura che col PSE ci si deve discutere e confrontare. 

Cosa significa e dove il PD si collocherà è tutto da vedere. Come risolvere le questioni di etica, libertà di pensiero, religiose, di coscienza, ecc non si capisce. Si dice: prima facciamo il PD poi si discuterà. Insomma, mi pare che si faccia tanta confusione. Si dice il contrario di tutto per non perdere iscritti e voti, per disputare un partito che nessuno cerca e che non serve al paese. Tanto meno a risolvere la questione della governabilità ed aggiungo, della credibilità.

02/03/2007

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