La questione è il Che Fare?

Chiunque, di qualsiasi tendenza politica o colore, ha diritto di difendere il suo credo, le sue scelte, la sua storia. Il diritto di non condividere, ma rispettare, quelle degli altri. Non chiedo abiure a nessuno o di rinnegare e cancellare il suo partito o movimento politico, semmai di aggiornarsi. La storia, oltre agli storici di professione, la scrivono i singoli con i loro comportamenti. Spesso, quest’ultima e più veritiera. Forse perché direttamente vissuta. La storia dei partiti invece, la scrivono pure gli elettori. Da qui, le valutazioni e le decisioni singole o collettive; le riflessioni sul che fare?

Inoltre, sono in tanti, in disaccordo con pennivendoli e ri - scrittori della storia, a scrivere la propria autobiografia, e di classe, nella speranza di lasciare memoria storica ai posteri o ai propri figli. Giusto o sbagliato che sia, lo stabilirà la storia, mentre l'opinione pubblica lo giudicherà oltre che per i motivi, per le forme e la sua coerenza.

Sul PCI la storia parla da sola. Dico che chi ha avuto l’onere e l’onore di militare in questo partito (punto di riferimento nel mondo) ha beneficiato in crescita culturale, democrazia, dignità, diritti, e partecipazione. La storia dei singoli militanti al suo interno e lungo la strada evolutiva o involutiva (secondo i punti di vista) del PCI-PDS-DS-PD, non può essere trattata in tremila battute, tanto meno quella dei singoli militanti della sinistra.

Pippo Carruba, del circolo PRC di Silvano, chiede dov’ero e dov’era il mio partito quando e nata la concertazione sindacale che ha danneggiato i lavoratori?

Premesso che non concordo con lui sui disastri totali della concertazione, tuttavia non nego errori politici e sindacali. Pippo sa bene dov’ero e come la pensavo. Le centinaia di assemblee sindacali e le lotte fatte insieme lo dimostrano. Non ho la verità in tasca e non credo di peccare di presunzione. Nella disamina del percorso politico del “mio partito”, mi pare di essere stato umile e critico. Vero, stavo orgogliosamente dentro il PCI-PDS. Sono stato il segretario della sezione del raggruppamento Ansaldo. Tuttavia ho contribuito attivamente alle lotte per le conquiste dei diritti e le migliorie professionali dei lavoratori, in difesa dei singoli e del collettivo, della solidarietà e del patrimonio produttivo genovese. Per questi obbiettivi ho pagato professionalmente e moralmente perché, avanzato critiche, con fatti e parole, al “mio partito” ed al sindacato, pretendendo e mostrando autonomia, incatenandomi persino ai cancelli della fabbrica e prestato il mio volto per un film. Lui, invece stava in quella sinistra variegata e divisa da sempre (DP-LC-Manifesto ecc) che contestava in ogni occasione il PCI di E. Berlinguer e la CGIL di L. Lama, in momenti determinanti per la storia di questo paese e del movimento dei lavoratori. Di questa parte di storia non rinnego nulla. La difendo a spada tratta. Anzi, sostengo che la bocciatura politica delle proposte e dei progetti di quegli anni, conclusesi con l’omicidio di A. Moro, ha danneggiato il paese ed i lavoratori e contribuito alla rivincita delle forze conservatrici.

Altra cosa e la storia più recente. Altra ancora quella attuale.

Al congresso di Rimini, pur convinto della svolta Occhettiana, stavo nella terza mozione. La mia posizione era ed è pubblica sin dai tempi dell’auto convocazione dei CdF. Sono centinaia le lettere inviate ai giornali e gli interventi nelle mailing list. Quelle pubblicate sul Secolo XIX, l’unità, il lavoro ecc prima del 1990. Poi, quella sul protocollo Amato, e quella direttamente a B. Trentin in occasione dell’accordo sindacale del luglio 92. Quella a D’Alema presidente del consiglio. Inoltre gli interventi nei congressi provinciali e regionali del PDS-DS e quelli sindacali a partire dal 1991, fino alle vicende del G8 di Genova ed in seguito a quelli relative al PD e alla mia non adesione. Sulla storia attuale ripeto quanto scritto in precedenza. La questione non è chi c’era o no ai convegni, chi ha lavorato per la campagna elettorale e chi è stato a guardare. Non si tratta di essere “uomini o caporali”, semmai di decidere dove andare, con chi,  perché e per fare cosa. La questione, caro Pippo è il che fare per la sinistra?

Soprattutto dopo una sonora sconfitta elettorale dovuta, non perché il prc ha partecipato al governo Prodi, oppure per il metodo deciso nel comporre l’arcobaleno e scegliere i candidati, ma da fattori più importanti che, ragionando come fai tu, continuano ad essere snobbati e sottovalutati.

 

29 maggio 2008 

top