P.D.  (Tu vò fà l’americano)

Egregio direttore,

Spero non se n’abbia a male se insisto su un argomento poco gradito è, pubblichi questo mio senza censure e tagli come già fatto. Capisco che questo settimanale deve rendere conto, prima che ai lettori al suo maggiore azionista, che, com’è noto, ha deciso per il partito democratico. Per cui occorre evitare, anzi “troncare sul nascere”, ogni critica ed opinione contraria in proposito. Tuttavia, spero, che non sia così. Spero, che l’ovadese, con il suo nuovo CdA, se vuole allargarsi oltre i ristretti attuali confini, mantenga una linea di libera informazione, aperta al contributo di tutte le idee ed alla partecipazione dei suoi lettori. D’altronde gli slogan del nuovo partito democratico, di cui l’ovadese è un sostenitore, recitano di pluralismo, democrazia, solidarietà e partecipazione.

Certo, se però, guardiamo ai congressi nazionali di Firenze e Roma, i dubbi restano tutti. Infatti, a Firenze ed a Roma nessun nodo è stato sciolto. Dai due congressi una sola cosa è venuta fuori con forza: l’immenso lavoro fatto dai tecnici, dagli architetti e professionisti della comunicazione per irrorare un’immagine “nuova” di questo partito, peraltro oltre che scimmiottare gli americani hanno copiato Forza Italia e Berlusconi., padrone delle tecnologie mediatiche

Infatti, le grandi scenografie, che ricordano i congressi e le convention Craxsiani volevano stupire e stordire gli spettatori delle tante Tv ed i presenti. Tanto è vero che i delegati seduti ad ascoltare i vari leader e gli interventi, già programmati da qualche tempo, non prendevano neppure appunti. Tanto gli appunti non servono. Perché, non si è discusso di nulla che valga la pena di riportare indietro ai propri iscritti. Non si è neppure parlato di programmi. Inoltre perché prendere appunti sapendo di non avere nessuna possibilità di intervenire né rivolgendosi alla platea né nelle commissioni. Cosa opposta, questa, a quanto era uso nei congressi del vecchio PCI, PDS, DS. Si pensi che molti militanti di questi partiti, conservano decine di block notes di appunti, presi nelle riunioni e nei congressi. Personalmente, con gli appunti di 35 anni, ho scritto tre libri che ripercorrono la mia storia di militante nel partito nel sindacato nel lavoro.

Ma, per ritornare ai congressi ed alla cura dell’immagine; dello scioglimento e unificazione di questi due partiti, diversi tra loro per storia e cultura che, si sono sempre combattuti ed ancora nei congressi hanno sottolineato le diversità e divergenze:

I DS col sole nascente, in apertura, a sintesi dello slogan sul futuro, hanno fatto recitare una ragazza ventiduenne, che, come tanti giovani che militano in questo partito, sono lontani dagli altri giovani, che, anzi, li considerano vecchi. Poi, hanno portato al congresso il presidente del partito democratico americano che, nella pochezza del suo discorso ha deluso, lasciando ad ognuno le preferenze per la politica ed i partiti italiani. Quindi, la diretta su “nessuno TV” con commentatori, cronisti e comici, che si sforzavano di apparire interessanti senza accorgersi di essere ridicoli e non graditi dalla base. Inoltre le colonne sonore: un poco del “ il cielo è sempre più blu” e null’altro della storia della sinistra. 

Forse ha ragione Staino nelle sue vignette: “quando si aprirà con Albano si è già nel PD”. Infine: le interviste a quelli che non conoscono il PCI, Marx, e Gramsc, per dimostrare che si è rotto con il passato. Eppoi gli abbracci, la commozione e le lacrime. Naturalmente inquadrate, commentate e messe in onda di proposito a confermare lo sforzo, il dolore e le rinunce in favore del futuro, dei giovani e del paese. Quanta ipocrisia propagandista.

Non metto in dubbio che tutto questo possa far male fino alle lacrime, tuttavia occorre essere coerenti e rispettosi. Quando si fa una scelta si deve avere il coraggio di quanto fatto. Ecco perché la decisione della fusione non convince nessuno, né quelli che aderiscono tanto meno quelli che non entrano nel PD. In sostanza: malgrado tutti dicono di no, si tratta di una fusione a freddo lontana ed estranea all’a storia e cultura italiana. “Tu vò fa l’americano, ma sei nato in italy”.

Per quanto riguarda la Margherita, valgono più o meno le stesse considerazioni.

Sulla scenografia cosa centra quel grande prato di garofani rossi con DeMita e cosa centra P. Neruda vicino a Don Sturzo? Qualcuno ha sottolineato meraviglia per l’unità accanto ad Europa, però anche qui la scelta fatta è quella dell’immagine e nulla di più. In entrambi i congressi sono rimasti sospesi quindi, rinviati sine die, tutti i nodi e le preoccupazioni dibattuti ed approfonditi nei congressi locali e periferici. Non sono stati rinviati, invece, le autocandidature ed il farsi strada a gomitate per il leader e i leader che dovranno guidare il PD. Mentre si conferma Prodi come traghettatore si pensa e si indica il vero candidato. In sostanza questi due partiti, storicamente avversari, oggi continuano a spintonarsi ed aggredirsi nell’Ulivo del PD. Entrambi dicono di rivolgersi ai giovani ed al futuro. Finora però, hanno convinto poco. Una sola cosa li accomuna seriamente: la necessità di cambiare, riposizionare, rinnovare la brutta politica italiana. Peccato che ciò avvenga, in questo caso per un disegno del governo. La necessità, però, interessa tutti, anche gli altri partiti, che, naturalmente non staranno a guardare. Occorre capire se la strada intrapresa con il PD porta ai risultati, oppure se l’obbiettivo lo coglie il cantiere che si aprirà a sinistra.

A sentire Berlusconi, contento dei due congressi e convinto al 95% del PD, viene da dire subito che DS e Margherita hanno sbagliato tutto. Anche perché, Berlusconi ha lanciato subito l’appello delle larghe intese per mandare a casa Prodi e con lui la sinistra al governo. Cosa questa, che trova parecchio consenso nel PD. Piuttosto che essere appesi al libero pensare dei componenti la coalizione di governo e rischiare di perdere le poltrone, meglio l’inciucio.

Quindi, in conclusione, quello che nasce, probabilmente sarà un grosso partito con delle possibilità di attrazione, vista la posizione di potere, di mezzi e strutture, però, che sia democratico, di massa, di partecipazione, utile al paese e collocato a sinistra sarà difficile. Anzi, per quanto riguarda i DS devono stare attenti perché, corrono il rischio di essere relegati in un grande comitato elettorale. Il loro ruolo sarà di fare le feste dell’unita e dell’ulivo, raccogliere fondi per le campagne elettorali e i candidati, attaccare manifesti e dare volantini, tenere a bada il “popolo bue”. Se poi vanno anche a messa, saranno pure ascoltati nelle ristrette riunioni di partito ed avere qualche voce in capitolo nella linea politica. Per quanto riguarda la base: ai prossimi congressi nazionali, se qualcuno parteciperà, si dovrà accontentare di chiedere l’autografo a qualche dirigente nazionale o “signor ministro”. Questo è il profilo del futuro partito democratico. Ovviamente le forze e le ragioni per evitarlo ci sono tutti. Ci sono tra quelli che aderiscono, malgrado tutto, e tra quelli che apriranno un nuovo cantiere per una sinistra democratica e unita.

20/04/2007

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