A  proposito di elezioni

    A proposito di elezioni, programmi, toto sindaci, primarie, partecipazione e coinvolgimento dei cittadini alle scelte dei candidati e dei programmi. Spesso, ci si interroga perché si vuol sapere, a volte perché confusi, altre perché la si vede e pensa in modo diverso. Qualche volta si scaglia la pietra in "piccionaia" o si azzardano ipotesi aspettando le reazioni. Altre volte si é critici e provocatori perché profondamente avversi oppure delusi. In ogni caso, tutto fa brodo, per fare notizia. Tutto viene bene, dalle proposte alle critiche, dal caldeggiare l’auspicio di una lista civica, alle citazioni, o all' professarsi indipendente, fuori dai partiti.

In questi mesi, il dibattito politico si é intensificato. Per certi versi si é imbarbarito, scadendo nel qualunquismo e nelle aule giudiziarie. Appare sempre più uno scontro anziché un confronto.

La piega nazionale, imposta dalla difesa delle questioni personali di Berlusconi e dal livore viscerale nei confronti di tutto ciò che le é avverso viene amplificato dai mass media ed influenza, come ovvio, le piccole realtà interessate dalla politica e dalle elezioni amministrative.
Per quanto ci riguarda, il dibattito, chiamiamolo così,  è fatto, a mio vedere, di interrogativi, denunce e provocazioni. Si pongono quesiti e ci si stupisce per semplici banalità. Non si considerano le influenze esterne che inevitabilmente ricadono sul nostro territorio.

Credo che, pur difendendo con i pugni e con denti l'autonomia delle realtà locali, ogni tanto valga la pena allungare lo sguardo oltre i confini. L’Italia ha un sistema elettorale ibrido. Difficilmente nel breve periodo cambierà. Non siamo gli USA, dove le primarie sono regolamentate e sancite per legge, per cui, da noi, rimangono difficili, anche se non impossibili.

Per ora dobbiamo accontentarci del sistema consultivo e di partecipazione dei partiti.
Questo, consentitemi, significa: per il centro sinistra il confronto, a volte aspro, lungo, polemico, attraverso conferenze organizzative, convegni, congressi ed accordi di coalizione.

Per il centro destra la cosa è più facile, ma pericolosa, meno democratica. Vi é la nomina attraverso una consultazione populista, con alzata di mano ai comizi, stile lega, oppure per decisione dell'Amministratore delegato del partito azienda". Posso essere contraddetto, però, scrutando come si suol dire, "fuori porta" così é se vi pare.

Guardando al centro sinistra, non esente da critiche e pratiche verticiste: Non si può fare di tutt'erba un fascio. Non si può non parlare di quanto e come si discute o si informano gli elettori. Non mi risulta una diretta, al limite una differita di quanto é avvenuto al Palaeur.

In questo senso stupiscono la censura dei mass media e la levata di scudi, le derisioni e i commenti critici, da parte del centro destra, alla convention che ha lanciato la lista unitaria proposta da Prodi. Stupiscono perché argomentati da pettegolezzo, pressapochismo, qualunquismo, presunzione, livore personale, arroganza ed inconsistenza politica.

Pur essendo, io, critico rispetto al percorso con cui si è arrivati alla convention - veti e contro veti, litigi sulla titolarità dell'Ulivo – credo che la stessa meritasse più attenzione. Penso che il clima del Palaeur fosse quello "giusto", propedeutico ad un grande risultato per il C.S.

La qualità degli interventi, l'assenza di retorica, la testimonianza della gente comune il cui problema (come dice Veltroni) "non è come farsi belli all'inizio dell'anno, ma come arrivare alla fine del mese", i toni pacati e convincenti di R. Prodi, fino alla stessa coreografia e alla scelta della canzone "una vita da mediano" con cui è stato accolto: sono elementi di un'altra Italia, psicologicamente prima che programmaticamente diversa da quella del farneticante Cavaliere.

Certo, la strada per arrivare ad un programma alternativo è ancora lunga; ma lo "spirito del '96" non era fatto solo di contenuti, era in primo luogo uno stato d'animo. Da questo punto di vista, dello spirito ritrovato, il Palaeur era pieno. Vi é da augurarsi che esso si irradii, come una nube benefica su tutto il territorio nazionale.

Ora bisogna fare la stesura del programma elettorale. Cosa non semplice, ma neppure difficile, visto le premesse. Con esso, si dovrà dimostrare che ("il riformismo non è la destra della sinistra"). Poi, i conti andranno fatti con elettorato. Il 35% del suo consenso sarebbe un successo. Penso, però, che se lo "spirito" rimane quello del Palaeur, il risultato sarà più vicino al 40%.
La lista unitaria, si é detto, é una scelta non una necessità. Ed ha l'obbiettivo di dare rappresentanza all'elettorato ulivista che si riconosce nel maggioritario e non in un singolo partito. Per questo, sarà necessario l'impegno di tutti; sarà necessario dare sostanza alla mozione votata alla fine della convention, che impegna i Partiti a far vivere la lista sul territorio, a coinvolgere i cittadini. Naturalmente non solo per le elezioni europee, anche per le amministrative. Spero che le segreterie dei partiti locali interessati programmino in questo senso il confronto con il proprio elettorato e con i cittadini in genere – peccato sia stata rimandata l’iniziativa dell'Ulivo di Sabato 21 al teatro Splendor -  Parimenti, si rende necessaria, una riflessione; l'umiltà di riconoscere che l'Ulivo è qualcosa di più grande ed importante della stessa lista unitaria, che non ci sono "motori" e "pesi morti", ma che tutti contribuiranno con pari dignità al successo elettorale e alla sconfitta di Berlusconi, che non si fa col 33-35-40% della lista unitaria, ma col 51% degli italiani.

Adesso viene la sfida più importante. Ha ragione D'Alema quando dice:"Ora è Berlusconi a doverci inseguire". Ora é il centro sinistra a poter costruire l'agenda politica del Paese.
Dover rincorrere per anni le provocazioni - quando non le farneticazioni - del Presidente del Consiglio ha costituito un freno oggettivo alla possibilità di costruire l'alternativa di governo. Ora non è più così. E' un'occasione irripetibile, che tutto il centro sinistra deve sfruttare al meglio. Il clima positivo del Palaeur, della ricerca assieme, anche se per ora limitata: stende un velo sui scarsi momenti di reale, approfondito, confronto e ricerca tra i partiti che ora hanno dato vita alla Lista unitaria, o meglio, che hanno risposto positivamente all'invito di Prodi. Quanto sono lontani gli anni in cui i confronti avvenivano con elaborazioni ben più "tormentate e profonde". Oggi, s'intravede, nello sforzo unitario una fase nuova, in cui le "masse" italiane, di diversa cultura, storia ed esperienza attuale, si riuniscono alla ricerca, nell'elaborazione di un Progetto che canalizzi il consenso della maggioranza degli Italiani. L’augurio, è, che quella che Prodi auspicava come "singola lista", pur sommando solo quattro partiti, riesca ad avere una percentuale maggiore della "lista Berlusconi" (autentica e consapevole truffa agli italiani, come nel '94).

E' chiaro allora che i "cittadini" maturi, consapevoli, esigenti, Sovrani della nostra Repubblica, sapranno meditare, non si lasceranno ingannare e prendere in giro da un personaggio sulla cui salute, fisica e mentale vi sono seri dubbi. Specie quando invita all'evasione fiscale o dice che l’Italia si avvia ad uno Stato di polizia, oppure quando accusa l'Euro come causa dell’inflazione e responsabile degli aumenti dei prezzi. Oppure se facciamo il confronto alla tv: Berlusconi ad Atene a dire sconcezze, ad accusare di ladrocinio e parassitismo i politici, a diffondere qualunquismo (con rettifica il giorno dopo sui politici dell'opposizione, vista la protesta degli alleati); Prodi a Bruxelles ad affrontare con personalità mondiali il problema dell'antisemitismo! Da una parte un impresario molto discusso ed indagato su come ha costruito il suo impero, a guardia di interessi personali e privati, di famigliari ed amici; coordinatore padrone di un'accozzaglia di sciocchi servi, di trombati e rifiuti dei partiti dell'arco costituzionale, di riciclati della prima repubblica, di indagati e di patteggiatori di pena con la giustizia, perché rei confessi. Dall’altra parte, la serietà del ruolo ricoperto, la capacità, il rispetto delle regole istituzionali e democratiche.

Tirando le somme su cosa e meglio e perché: Chi davvero rappresenta l'Italia? uno dei Paesi fondatori dell'Europa? Uno dei Paesi che ha svolto per anni una funzione fondamentale nella ricerca della distensione e della pace?

Ricordo l’impegno di Altiero Spinelli per la costruzione dell’Europa e quella di Aldo Moro che fu uno dei protagonisti della Conferenza di Helsinki nel luglio 1975: ma ce lo avreste visto Berlusconi?

Sono convinto che alla convention alcuni dei problemi pur importanti tuttora esistenti (la collocazione parlamentare degli eletti della lista, e addirittura la stessa discussione sulla prospettiva del Partito Riformista), siano almeno per ora di un ordine di grandezza inferiore rispetto all'opportunità di oggi. Ma c'è un "se" e un "ma" (nei giorni più duri della polemica a Sinistra, Fassino ricordava a tutti come la politica si facesse "con i se e con i ma").
In questo senso, vi sono molti temi, tra cui la pace, la globalizzazzione ecc. che necessitano una presa di posizione senza ambiguità, altrimenti si genera una frattura insanabile tra la lista unitaria ed un pezzo rilevante di società che essa dovrebbe rappresentare. A questo punto, tutto l'entusiasmo del Palaeur si spegnerebbe facilmente, cosa che io, non mi auguro affatto, per il bene del paese e degli italiani.

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