Aiutiamo gli Abruzzesi
Il periodo passato a Gemona del Friuli ed i mesi trascorsi nell’Alto e medio
Sele in Irpinia in soccorso delle popolazioni colpite dal sisma, l’esperienza
maturata tra le macerie del terremoto ed i cantieri dei campi provvisori e della
ricostruzione, sono i motivi che mi hanno fatto seguire Roby Bruzzone nella
marcia di solidarietà.
Quanto è stato raccolto è un buon risultato, però, una goccia rispetto a quanto serve. Questo ci deve spronare a fare di più non solo in termini economici. I soldi sono necessari per fornire le tendopoli o roulottopoli dei minimi confort: acqua, luce, servizi igienici ecc. Servono per la ricostruzione. Nel frattempo, però, occorre il fabbisogno giornaliero, fatto di prodotti alimentari, vestiario e quant’altro serve per l’igiene e la pulizia della persona. Servono medicinali e prodotti per i neonati e gli anziani. Serve cancelleria e materiale didattico per chi frequenta la scuola. Dopo aver sepolto le vittime e smesso di scavare, serve attrezzare i campi profughi. Serve personale specializzato: idraulici, tubisti, elettricisti, carpentieri, saldatori, ecc coordinati da esperti professionisti. Serve personale medico e paramedico per il presidio nei campi. Dopo il sisma è arrivato il freddo e la pioggia ad infierire. Con l’arrivo della bella stagione, l’emergenza non cessa. Vivere in una tendopoli non è semplice. Si verificheranno problemi, sociali e sanitari, che se non preventivati saranno causa di disagi. Il primo può venire dallo scatolame e gli alimenti scaduti o non adeguatamente conservati. Il secondo dal caldo e dalle polveri dei cantieri. Il terzo dalla stessa condizione di vita.
Perché vivere negli accampamenti non è come andare in vacanza con la tenda o la roulotte. Da questo punto di vista gli anziani e i singoli saranno i più esposti, quindi i più bisognosi di cure ed attenzioni sociali.
Tutto questo serve nel tempo. La ricostruzione e la ripresa produttiva ed economica sarà lunga. Le attività commerciali, la vita sociale, possono e debbono riprendere a funzionare subito, sotto una tenda o un container, però, chi ha perso tutto, anche il lavoro, non sarà in grado di far fronte ai bisogni personali e famigliari. Specie gli anziani.
L’augurio è che insieme alla ricostruzione, che deve cominciare subito, senza il passaggio: tende, roulotte, container, prefabbricati, vi sia la ripresa produttiva. Certo la crisi economica non aiuta, però, come si disse in Irpinia: ripartire dal terremoto. La ricostruzione può essere l’occasione per il rilancio e lo sviluppo di quelle zone. Non ripetere gli errori dell’Irpinia e del Belice. Non fare cattedrali nel deserto e neppure, con gli insediamenti provvisori, pensare a villaggi turistici a scapito delle attività locali. Salvare i centri storici ed il patrimonio artistico. Ricostruire in modo nuovo e antisismico negli stessi posti. La gente ha bisogno di stare nel posto dove è nata e cresciuta. Nel contempo, evitare le parate propagandistiche puramente elettorali di politici e quant’altri che non giovano ai terremotati e di solito ritardano il lavoro dei volontari.
18 Aprile 2009