Cantiere e Pantheon del partito democratico
Dopo i congressi territoriali, conclusosi con appelli ed impegni, come al provinciale di Alessandria, oppure con il rinnovamento ed il passaggio di testimone ad un giovane, come ad Ovada: i DS si apprestano al congresso nazionale di Firenze.
Da questa città ed assise nazionale si dovrebbe aprire il cantiere per la costruzione del Partito democratico.
Tuttavia, peserà sul congresso la decisione che la minoranza dei DS assumerà il 16 e 18 aprile. Pare che, solo Mussi parlerà. Il comportamento dei delegati della seconda mozione, sarà diverso dai congressi periferici. Ad esempio quello provinciale di Alessandria, dove la minoranza aveva chiesto alcune cose alla relazione del segretario. A Firenze i delegati non parteciperanno ai lavori delle commissioni e nessuno dovrebbe entrare negli organismi dirigenti. Tale decisione è dovuta al fatto che questo è un congresso di scioglimento dei Democratici di sinistra.
Quindi, dopo Firenze, finisce la storia politica di valori e ideali che hanno caratterizzato la maggioranza della sinistra italiana. Dalla nascita, nel 1921, del partito comunista d’italia al PCI, PDS, DS.
Il nuovo soggetto che nascerà, se nascerà, non avrà nulla a che vedere con questa storia ricca di elaborazioni, aggiornamenti e ammodernamenti evolutivi. Forse, avrà ancora qualche dirigente proveniente da questa storia, ma, sarà la semplice fusione di due partiti diversi tra loro per storia, natura concezioni ecc.
Forse qualcuno, soddisfatto del risultato raggiunto, esulterà. Dal suo punto di vista ne ha motivo. Dopo anni di lavorio ai fianchi, di campagne denigratorie, di consigli a cambiare, di accuse e fattore K, tutte cose atte a questo scopo: l’obbiettivo di sciogliere e disgregare una grande forza, unica in Europa e nel mondo occidentale e stato raggiunto.
Tanti dirigenti periferici, attivisti e semplici iscritti, sono convinti che si tratta, ancora una volta, dell’evoluzione ed elaborazione di un grande partito, in un momento di scollamento della politica e dei partiti, dalla gente. Per cui, ci si fida dei dirigenti e si vede il partito democratico come la panacea dei mali e dei danni che la politica e i partiti hanno fatto in questo ultimo ventennio. In sostanza si propone un nuovo soggetto politico, come se in questo paese se ne sentisse il bisogno. Facendo finta di non sapere e di non vedere che, in questi ultimi trent’anni, tanti nuovi soggetti politici sono stati inventati e nessuno a dato risultati positivi in onore alla politica ed in favore del paese e della gente reale.
Nel centro destra, la Lega, FI ed AN, che sono le novità rispetto ai cespugli dei grandi partiti, hanno dato i risultati che conosciamo, portando il paese sul baratro del fallimento ed innescando il livore e odio anziché il confronto tra avversari politici.
Nel centro sinistra, dopo la trasformazione del PCI in PDS e poi DS, con la confluenza in esso di parte di repubblicani, socialdemocratici, socialisti e cristiano sociali, non si è ottenuto il risultato sperato. Infatti, dal 33% del PCI al 25% del PDS i DS sono al 17%.
Parlando però, di cose concrete e più vicine a noi: guardiamo ad esempio alla sinistra di Ovada.
Quanti voti prendevano il PCI e la sinistra, quanti ne prendono oggi? A favore di chi sono andati quelli persi, chiediamoci perché?
Certo, qui, il PDS poi DS è stato capace di proporre e portare avanti una politica di alleanze: l’ulivo ed altre esperienze ne sono una prova. Però, la forza di un solo partito è stata ridistribuita a favore di altri. Solo il gruppo dirigente e rimasto insieme. Questo dovrebbe far riflettere sul perché?
Stessa cosa è successa altrove, non credo sia colpa del mancato rinnovamento oppure perché nei DS i confluiti non hanno avuto spazio; oppure sono stati relegati in un angolo, semmai è il contrario. Forse perché in genere è molto sentita la questione ideologica, ed anziché una fusione tra diversi si preferisce un’alleanza. Magari un partito federale fatto di più soggetti con ideali diversi ma con valori ed interessi comuni. Fare una fusione, per tanto larga che sia, se non risolve alcuni fondamentali questioni non ha senso.
Infatti, i numeri di un sondaggio, fatto da uno dei maggiori e più credibili esperti in materia, il professor Mannheimer, attribuisce al nuovo soggetto, il PD, solo il 23% dei consensi. Quindi neppure il risultato delle ultime elezioni dove DS e DL si sono presentati uniti. Probabilmente, perché, nessuno di coloro che subiscono e sono stanchi di questa politica, si strappa le vesti per un nuovo soggetto. Semmai cercano un cambiamento di rotta della politica e dei partiti. Vogliono la soluzione dei molteplici problemi che li affliggono tutti i giorni: da quello del lavoro alla casa, dalla scuola, alla sanità, dalle pensioni al minimo, ai bassi salari, dal costo della vita a quello dei servizi in genere, diventati una gravosa gabella da sopportare. Il PD non é la risposta a questi problemi.
A questo proposito, non serve a nulla l’appello alla storia comune. Chiedere di non andare via dai DS. Perché, quello che si vuole fondare rischia di essere solo un comitato elettorale, non un partito nuovo che si richiama alla gente ed al popolo delle primarie. Anzi, a questo proposito appare vergognosa la proposta di Fassino: un Pantheon con dentro Craxi; il maggiore artefice di tangentopoli, quello che maggiormente voleva la disgregazione del PCI-PDS e che ha lasciato l’Italia per non andare in galera. Questa è la goccia che fa traboccare il vaso pieno dei no al PD.
11 Aprile 2007