|
Egregio direttore,
come lei ben sa in quanto il suo giornale più volte se noccupato,
in questi giorni la già drammatica situazione dei lavoratori della
DERNA S.p.A. ha raggiunto lapice, lazienda e fallita!
Il primo esempio di privatizzazione di una produzione di unazienda
a PPSS si conclude, come tante altre esperienze di lontana memoria verificatesi
a Genova ed in generale in Italia.
Della questione della Carpenteria dellAnsaldo si cominciò
a parlarne nel lontano 1980. Nel 1983 smantellato il CMI con il passaggio
delle sue produzioni alle Reggiane, lAnsaldo unificava le Carpenterie
di Campi e dellex CMI motivando loperazione come necessità
occupazionale per gli ex CMI e come unificazione di sinergie per meglio
stare sui mercati.
Da quelloperazione si cominciò a parlare di Carpenteria unica
del raggruppamento Ansaldo. Coinvolgendo nella necessaria riorganizzazione
e razionalizzazione, anche la Carpenteria del Meccanico e quindi di Calata
Derna.
Vi erano a quei tempi diversi progetti sulla Carpenteria ideale. Tra questi
non mancavano pure quelli che trovavano un consenso sindacale e politico.
Teniamo conto che si parlava di unificare e razionalizzare tre reparti
di tre fabbriche, con storie diverse, comprendenti 1500 lavoratori. Le
resistenze erano molte. Personalmente pur ritenendo giusto e necessaria
una Carpenteria unica, non sono mai stato daccordo sulla privatizzazione.
Allepoca, quelli come me, fummo chiamati in tanti modi, fummo additati
come quelli che impedivano la nascita del nuovo e del moderno.
Nellera dellinformatica della telematica della computerizzazione
e dellinseminazione artificiale, difendere la Carpenteria era difendere
lobsoleto, il sorpassato, lantico che non dava avvenire.
A detta di alcuni non ci rendevamo conto che il mondo si evolveva ed anche
le nuove tecnologie superavano alcune lavorazioni. In realtà, altri
e tutti i pappagalli allinterno delle aziende, nelle file sindacali
e nei partiti politici, non si rendevano conto di cosa parlavano.
Non sapevano che le carcasse e linvolucro delle turbine, dello statore,
dei trasformatori, che le tubisterie e la carpenteria si faranno sempre
in acciaio. Che le tecniche di lavorazione saranno sempre più sofisticate
da richiedere alta professionalità in una produzione, dove alto
rimane il valore aggiunto.
Quindi consideravo e considero ancora oggi un delitto industriale rinunciare
a quelle produzioni. Ritenevo e ritengo oggi la cessione e la vendita
ai privati aziende o pezzi dazienda come questa, unazione
da perseguire legalmente.
Ritengo anche nello specifico attuale, necessaria lapertura di uninchiesta
giuridica che faccia luce sulla vicenda DERNA e sul ruolo di Ansaldo,
Belleli e di tutti i soggetti che hanno ruotato attorno alla ristrutturazione
e razionalizzazione delle Carpenterie Ansaldo e non solo.
Dico queste cose perché, provo vergogna nei confronti dei miei
ex compagni di reparto. Vergogna perché oggi la RSU dellAnsaldo
lancia una sottoscrizione a favore di quei lavoratori che per tanti anni
sono stati Ansaldini. Fino a quando qualcuno ha deciso di disfarsene.
Non voglio lavarmi la coscienza con la solidarietà
di unelemosina attraverso unora di lavoro. Sono pronto a sacrificare
lo stipendio, a passare le notti e i giorni feriali e festivi davanti
ai cancelli, sulle piazze, davanti ai ministeri e agli arcivescovadi per
trovare una soluzione, che ridia la dignità a lavoratori che tanto
hanno dato allAnsaldo e a questa città.
Dare loro quella dignità del loro posto di lavoro che tutti abbiamo
contribuito a fargli perdere. Ritengo necessarie azioni e riflessioni
che inducano ad un ripensamento a chi parla di privatizzazione senza rendersi
conto che il privato ha solo interessi per il business, che gli è
dato al momento e che, non si preoccupa del futuro dei soggetti interessati.
top
|