Egregio dottor ...,

come certamente saprà il raggruppamento Ansaldo, gioiello dell’industria TEM Italiana, versa da tredici anni in crisi. Le motivazioni sono molteplici; dalla necessaria ristrutturazione per ragione di mercato e competitività alla dismissione del nucleare e calo dei carichi di lavoro, al riordino strutturale, alle politiche industriali sbagliate. In questi tredici anni, i lavoratori hanno condotto dure battaglie in difesa del lavoro, di quest’azienda e della dignità morale e professionale di tecnici altamente specializzati. Di volta in volta abbiamo dovuto conquistarci l’interesse dell’opinione pubblica e dei mass media attraverso scioperi ed azioni spettacolari o drammatici per attirare l’attenzione sui drammi che molti lavoratori vivono sulla propria pelle.

Dopo tredici anni, costati alla collettività centinaia di miliardi e la perdita di migliaia di posti di lavoro, nel 1993 si è sancito un accordo.
Esso prefigurava, la fine del ciclo, il rientro degli ultimi cassintegrati, il rilancio dell’azienda (resa moderna e competitiva attraverso l’ammodernamento degli impianti, l’informatizzazione, la flessibilità, la polivalenza, il 50% di recupero di produttività, l’abbandono di certe produzioni a basso contenuto tecnologico e poco valore aggiunto, il decentramento dei servizi, la messa a fattore comune all’interno del raggruppamento delle sinergie presenti).
Malgrado tutto questo (per essere breve) l’azienda ha dichiarato un perdurare della crisi, denunciando un’ulteriore esubero di 900 lavoratori, dovuto al processo di internazionalizzazione ed alla “grandezza della testa rispetto al corpo”.
Questa volta gli esuberi sono nelle aree più qualificate, dal management all’ingegneria agli staff gestionali, ai servizi.

Nella trattativa Romana di questi giorni vi è stata una rottura del confronto. Questa mattina i lavoratori in assemblea generale hanno discusso le posizioni aziendali e quelle sindacali.
Si è convenuto che la situazione è grave e presenta notevoli difficoltà, che richiedono responsabilità e interessamento singolo e collettivo. Vi è la necessità di un’informazione corretta sulle reali condizioni di tale situazione nei confronti dell’opinione pubblica. A tale scopo, nell’assemblea si è deciso di ricorrere ad una sottoscrizione per pubblicare sui giornali i disagi e le ragioni dei lavoratori che da tredici anni vivono sotto continuo ricatto e sull’incertezza.
Come dicevo all’inizio, abbiamo sempre dovuto conquistarci gli spazi sui mass media, anche polemizzando con il mondo dell’informazione.
Personalmente sono arrivato all’esasperazione con centinaia di lettere ai giornali, incatenandomi ai cancelli ed ultimamente, prestando il mio volto ed il nome ad un film solo per avere la possibilità di far parlare dell’Ansaldo e dei drammi vissuti dai suoi lavoratori. In un momento di cosi grave drammaticità per il paese, credo che avere pari opportunità di diritto su argomenti come questo, non si debba pagare ed avere così oltre il danno anche la beffa.

Questa lettera rivolta alla sua trasmissione, vuole essere un momento di sfogo, una richiesta d’interessamento ai problemi di migliaia di lavoratori e di un’azienda, che rischiano la dematerializzazione per colpa di una classe dirigente e politica incompetente e sciagurata.
In assemblea stamani, proposi oltre la pagina pagata, anche il coinvolgimento della sua trasmissione. La risposta dell’assemblea e stata un solenne boato di risate e sfiducia. Personalmente, confido nella vostra serietà professionale, per smentire quei duemila lavoratori increduli. Sono convinto che l’argomento è di carattere generale e nazionale tanto importante, da dedicare un’intera trasmissione. Se non fosse così credo che sulla “Par condicion” resterà un dubbio, quello se ci vuole o no il soffritto d’aglio.

Nel ringraziarla porgo distinti saluti.

28/02/1995 ore 15.50 nessuna risposta

ANSALDO • 25 aprile 1988, discorso ai politici e lavoratori

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