Informazione e democrazia

            Sabato 20 settembre si è conclusa la festa provinciale dello SPI – CGIL. Al centro di essa il tema del rapporto fra democrazia ed informazione. Alla camera del lavoro di Alessandria, dove si è tenuto il convegno su questo tema, vi era una nutrita partecipazione di autorevoli operatori dell’informazione. Inoltre il grande salone era stracolmo di pensionati ed invitati. Tutti aspettavano una risposta al deficit di democrazia e tolleranza che da qualche tempo si verifica in Italia. Al perché, tanti fatti, pur raccontati dal sistema dell’informazione, al momento giusto, spariscono e tanta gente si beve affermazioni infondate, pregiudiziali e strumentali. Tutti si chiedono perchè non si parla più di quarta settimana, difficoltà delle famiglie, di casta e costi della politica. Come mai non si parla dell’opposizione sociale e delle proposte della sinistra non presente in Parlamento. Come mai non si danno informazioni sulle lotte dei lavoratori e dei sindacati e si sparla di loro solo, quando muoiono oppure per dire che sono “brutti sporchi e cattivi”?

Alla domanda posta dal moderatore: “Oggi in Italia, si può parlare di democrazia e libera informazione?” Il parere degli operatori è stato discordante, come succede solitamente. Per alcuni non esiste democrazia ed informazione. Per altri, c’è il ruolo del giornalista è il diritto del pubblico di partecipare. Oggi in evidente contrasto. Perché i giornalisti non svolgono il proprio ruolo. Si fa, si dice e si scrive quello che vuole l’editore ed il padrone. Questo vale per i giornali indipendenti che per quelli di partito. A tal proposito, molto citato, criticato e additato, il sistema mediatico complessivo delle reti Mediaset di Berlusconi. Volto ad indirizzare le coscienze su falsi valori di stampo consumistico, individualista e qualunquista. Tra l’altro, Mediaset è il maggior detentore del pacchetto azionario della pubblicità. Questo, determina e condiziona la linea editoriale di molte testate e delle piccole TV. Usando l’informazione come fabbrica del consenso. Manipolandola e drogandola a favore delle strategie del sistema di potere economico e politico, anche scrivendo e dicendo quello che l’utente vuole sentire e vedere.

Per alcuni, non si può paragonare il nostro periodo con quello del ventennio fascista. Perché, in Italia l’informazione è obiettiva e c’è la libertà d’informazione in quanto, vi sono tanti giornali indipendenti che, insieme con quelli di partito, danno spazio alle opinioni diverse. Quindi non c’è pericolo di dittatura informativa. Vero, vi sono tanti giornali e tante TV, però questi svolgono una funzione che ricorda il Gattopardo: ”Mescolare tutto per non cambiare nulla”. Tanta confusione in modo che le masse siano indirizzate dai grandi mass media. Provate a scrivere qualcosa contro la linea editoriale di un giornale. Se non è cestinata è corretta ed in parte censurata, oppure aspettatevi un contro risposta che vi mette alla gogna.  Per altri ancora, chi crea confusione, con notizie false e tendenziose ed un linguaggio volgare ed offensivo, sono i blog, i siti di informazione, le Mailing list di Internet. Guarda caso, quelli che permettono la divulgazione e la circolazione diretta. Che infastidisce il potere e molti pennivendoli e mercenari dell’informazione.

In questo paese, l’informazione ha una febbre che dura da anni. L’Italia, è al 65° posto nella classifica di libera informazione. Penultima in Europa. L’informazione non si fa con i piedi, cioè recandosi dove la notizia oppure il fatto nasce o c’è il contraddittorio. Si costruisce a tavolino oppure riportando ed elaborando notizie fornite dalle agenzie, che riportano i vari comunicati ufficiali. Le scuole di informazione non svolgono il compito di far porre al giornalista le famose quattro domande, che dovrebbe porsi, per svolgere il proprio mestiere. Oggi, non è possibile criticare l’operato di un amministratore o personaggio pubblico senza che questi, intervenga telefonicamente presso l’editore per mettere in riga l’autore dell’articolo o della denuncia. Inoltre, vi sono leggi, varate recentemente che impediscono ai giornalisti seri, non solo a loro, di svolgere il proprio mestiere. Nel nome della privacy vi sono gli arresti per chi diffonde intercettazioni telefoniche. Quindi risulta un lusso affrontare i costi delle denunce. L’informazione e assoggettata al potere, basta seguire i vari TG, pubblici e privati. Tutti seguono la stessa linea. Ed hanno lo stesso format. Quindi, chi svolge questo mestiere, non può far finta di niente e pretendere di essere immune da critiche. Occorre ricordare, che molti giornalisti si sono immolati per difendere la libertà di stampa e la libera informazione e che il pubblico ed il lettore hanno il diritto di partecipare.

 

Pubblicato il 03 ottobre 2008

 

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