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Chiunque, di qualsiasi tendenza politica o colore, ha
diritto di manifestare e contestare. Giusto o sbagliato che sia, lo stabilirà
la storia, mentre l'opinione pubblica lo giudicherà oltre che per
i motivi, anche per le forme. Ritengo scorrette invece la strumentalizzazione
politica e la violenza gratuita sia dei contestatori sia delle forze dell'ordine.
Nel caso di Ventimiglia si è andati oltre misura da entrambi i
lati.
Nei miei cinquantacinque anni ho fatto tante contestazioni: sotto le finestre
delle ambasciate, delle sedi politiche, delle testate giornalistiche e
televisive, delle organizzazioni industriali e padronali, dei ministeri,
davanti ai cancelli delle fabbriche, lungo i binari delle ferrovie, ai
caselli autostradali, negli aeroporti; presidi, digiuni, proteste individuali
e collettive di ogni genere. Mai però ho scagliato un sasso, una
bottiglia, una Molotov, contro chicchessia, mai ho pensato di "sparare
merda sulle forze dell'ordine come gli allevatori. Mai nelle tante iniziative
di contestazione organizzate sono partito intenzionato a rompere le vetrine,
sfondare le banche, distruggere i supermercati e i negozi, incendiare
i Mc Donald's o le fabbriche di Coca cola, fossero questi di proprietà
multinazionali o di padroni "stronzi, brutti e cattivi".
La categoria cui appartenevo, "Metalmeccanica", non deve imparare
niente da nessuno sulle lotte e contestazioni, anzi da questo punto di
vista ha dimostrato che si può vincere una lotta senza ricorrere
alla violenza, parlo della violenza frontale con scontri fisici e barricate,
un'altra cosa sono i blocchi stradali e le forzature contro chi rivendica
il diritto di non scioperare. I lavoratori negli anni cinquanta e sessanta
hanno fatto grandi contestazioni politiche per la democrazia, i diritti,
contro la restaurazione fascista e le oppressioni, subendo per queste
la carica dei celerini di Scelba. Bene, quegli anni di storia delle lotte
del movimento hanno insegnato molte cose: prima fra tutte che la violenza
non paga, ma che servono il consenso e l'egemonia sulle proprie idee e
proposte, quindi le alleanze.
Da queste considerazioni e dal continuo confronto, negli anni successivi
sono arrivate le grandi alleanze e la solidarietà fra classi e
categorie, da cui scaturirono grandi conquiste, compresa la sindacalizzazione
delle forze di polizia. I metalmeccanici, negli anni delle grandi ristrutturazioni,
hanno fatto migliaia di manifestazioni contestatorie, recandosi a Bruxelles,
a San Remo, rivolgendosi al Papa, allestendo anche manifestazioni allegoriche,
coinvolgendo le altre categorie e l'opinione pubblica, bene : l'unica
violenza fatta era rivolta a loro stessi in termini di ore di sciopero
e sacrificio.
Quando sono caduti in qualche eccesso, è stato
sempre per qualche facinorosa testa calda, che riteneva e ritiene la violenza
fisica e organizzata determinante per l'affermazione dei propri convincimenti..
Per colpa di costoro, molti lavoratori, giovani studenti, sindacalisti
e politici, sono stati oggetto di pestaggio e violenza gratuiti.
I fatti di Nizza e Ventimiglia, senza dubbio, sono un
errore delle forze dell'ordine di cui bisogna pretendere la responsabilità,
ma lo sono anche di chi organizza manifestazioni in modo preterintenzionale
nel nome del : "Solo noi siamo nel giusto, mentre tutti gli altri
sono venduti e traditori". A costoro voglio ricordare che con il
loro modo di fare hanno dato fiato a Bossi e alla destra, che ci sono
altri modi di contestare e manifestare il proprio dissenso, ottenendo
lo stesso la vittoria finale, Gandhi insegna.
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