Parliamo di Multe

          Diversamente da Pippo Carruba, che nella lettera pubblicata alcuni numeri addietro dall’ovadese, commenta questo argomento, credo che il rischio d’infarto non venga al momento del flash degli autovelox attivi in tanti punti del Monferrato, soprattutto all’entrata ed uscita di Silvano. No, l’infarto si rischia al momento della notifica dell’inflazione. Quando si è informati di dover pagare 157 euro di sanzione e di essere stati penalizzati di due punti sulla patente. Giustamente qualcuno sostiene che sia giusto così. Che chi commette un inflazione deve pagare e deve essere punito. Non vi è alcun dubbio che chi sbaglia deve pagare, si tratta di stabilire come e cosa, e che le leggi ed il codice della strada vanno rispettati. Tuttavia un ragionamento sull’uso di queste misure è possibile farlo. Intanto si può discutere della loro allocazione. Spesso in tratti di strada non necessariamente pericolose per i pedoni. In strade dove la segnaletica è superata ed i vecchi limiti non sono più necessari. Intanto occorre parlare dell’obbiettivo primario che questi sistemi dovrebbero dare alla sicurezza del pedone ed al conducente di autoveicoli. Non si tratta solo di ammodernare la segnaletica e cartellonistica, si tratta pure di rendere le strade più efficienti e meno pericolose, le sole rotonde non sono sufficienti. Non necessariamente occorre punire i trasgressori con sanzioni monetarie. I punti sulla patente vanno bene. Inoltre, sono possibili altre forme di deterrenti: il blocco della macchina per un periodo pari all’inflazione commessa, il ritiro della patente per un periodo corrispondente, l’installazione di semafori che fermano l’autoveicolo, quando supera il limite consentito, le strisce pedonali con relativi cartelli indicatori, sono tutte forme che frenano il conducente e lo portano a moderare la velocità ed al rispetto del codice della strada. Sé invece l’obbiettivo primario è quello di fare cassa, allora non parliamo più di nulla e non prendiamoci per i fondelli.

Infatti, cambiando argomento e parlando di posteggi: qual’é l’obbiettivo primario nei posteggi a pagamento?

A mio vedere è sempre quello di fare cassa. Capisco che i comuni, a causa dei tagli, si devono arrangiare in qualche modo. Però, multare con 36 euro di sanzione chi non cambia in tempo utile il disco orario oppure il tiket appena scaduto, mi pare eccessivo. Infatti, da queste due cose si evince che l’obbiettivo primario è quello di fare cassa. Credo che questo sia sbagliato, un accanimento nei confronti dei cittadini. Per quale motivo la scadenza del tiket deve portare ad una multa di 36 euro se il posteggio e a pagamento?

In altre regioni e città, dove i parcheggi sono dati in gestione ai privati, quando il tiket è scaduto si mette l’avviso ed il proprietario, deve regolarizzare il tempo rimanente, presso l’addetto ai posteggi oppure presso il concessionario. In tanti posteggi, anche all’aperto, per esempio, vi sono le barre con distributore di gettone orario in entrata. Lo stesso si restituisce in uscita pagando il tempo di permanenza nel parcheggio. Ad Acqui per esempio vi un posteggio dove si paga 50 centesimi l’ora. Ad Ovada questo non avviene, malgrado vi siano gli ausiliari dei posteggi e le condizioni per farlo. Insomma, mi pare che, a parte il tanto gratuito moralismo, poco si faccia per migliorare il rapporto cittadino – codice della strada. Cosi facendo si spinge il cittadino al ricorso presso il Giudice di Pace contribuendo all’intasamento di questi uffici come hanno sottolineato, con la loro protesta, gli stessi Giudici di Pace, all’apertura dell’anno giudiziario.

7 Febbraio 2007

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