Scuola Pubblica addio

    Sono fondate le preoccupazioni per la nostra realtà scolastica espresse dalla dottoressa Lantero e dall’assessore S. Caneva, Ovadese n° 34. Sacrosante le critiche dei sindacati, delle organizzazioni dei genitori, CO-GE-DE in primis, degli studenti. Giusta la protesta con cortei, e la mobilitazione per il 15 ottobre in difesa della scuola pubblica e contro la riforma Gelmini – Tremonti, che, punta ad annientare la scuola pubblica, renderla marginale in un sistema formativo nel quale solo i rampolli delle famiglie ricche, frequentando efficienti strutture private, potranno usufruire di un’istruzione degna di questo nome. La restaurazione inizia proprio nella scuola che meglio funziona in Italia. Tornare al maestro unico, ridurre l’orario scolastico significa cancellare esperienze importanti e qualificate, significa limitare il diritto a imparare e a consolidare quelle competenze di base che possono permettere di affrontare meglio ogni successivo apprendimento. Il maestro unico produrrà una involuzione culturale pesante per i bambini. Lo rileva la migliore pedagogia contemporanea. Significa eliminare il tempo pieno e tornare al doposcuola degli anni cinquanta. La scuola, sin dagli anni ottanta, non era più l’unica fonte della conoscenza. Dal maestro tuttologo si è passati ad una progressiva specializzazione degli insegnanti. Inserito con forza di legge nel decreto, senza copertura finanziaria e a totale carico delle scuole, le due ore in più che i docenti dovranno fare rispetto al contratto vigente, verranno pagate con i fondi d’istituto. Cioè con risorse che le singole scuole destinano all’offerta formativa. Si tagliano posti di lavoro e istruzione eliminando, non raddoppiando, il tempo pieno, una conquista sociale e formativa. Per fare cassa avremo meno insegnanti di sostegno, meno mediatori culturali, che possano permettere una reale integrazione dei bambini stranieri. Nell’ovadese significa una mole di problemi in più a quelli presenti. Questo peserà sulle famiglie costretti a pagarsi i servizi, trasporti ecc, quando verranno chiuse le scuole nei piccoli paesi o accorpate con altre, sulle donne che dovranno conciliare la riduzione di orario scolastico con il loro lavoro.

Il messaggio di Don Milani e la Costituzione italiana, pari opportunità per le ragazze e i ragazzi di ogni livello sociale e reddito, vanno quindi a farsi benedire. E che gli studenti con problemi fisici o psichici tornino ad affollare i ghetti per disabili. Ancora: l’inserimento dei ragazzi disabili in classi speciali produrrà drammi psicologiche e, da sola, il taglio di 90.000 insegnanti /il 10/% del totale).

Altro che restaurazione e ammodernamento!

La riforma Gelmini è peggio di quella della Moratti. Il grembiule, il voto in condotta, il maestro unico, sono discussione pseudo pedagogiche, un diversivo. Il vero obbiettivo, ossessione del ministro e del governo è evidente: tagliare complessivamente circa 150.000 insegnanti. Chiudere centinaia di sedi scolastiche, cancellare lo spazio che va dato alla cultura, ridurre le ore di istruzione, privilegiare la scuola privata che viene sostenuta e indicata come migliore di quella statale.

Classi più affollate, riduzione degli istituti sono davvero la ricetta per migliorare la scuola?

Tutto ciò cercando di ottenere consenso da chi ha lo sguardo rivolto al passato, di chi ha il mito dell’ordine e della disciplina ed anche della scuola di classe. L’intenzione è che lo Stato non si debba più occupare di superare le differenze sociali, anzi le ratifica. Quindi si dequalifica la scuola dell’obbligo, anche con i silenzi di tante regioni amministrate dal centro sinistra. Per esempio, il decreto di Luglio sulla manovra economica prevedeva che i corsi di formazione professionali, varati dal centro sinistra è obbligatori all’interno del sistema statale, siano affidati a privati che non sono più tenuti a rispettare i programmi di insegnamento della scuola pubblica e il vincolo a impiegare laureati. Si va oltre il vecchio avviamento professionale, si ritorna alla medievale scuola nelle botteghe artigiani, quindi, con un difficile percorso formativo. Dunque, una scuola che ha prospettive glaciali: uno stipendificio per pochi docenti e un istruzione dequalificata per centinaia di migliaia di studenti.

I tagli alle risorse per l’istruzione, secondo i dati Ocse, hanno fatto arretrare il nostro paese rispetto ad altri che hanno seguito la strada degli investimenti, come la Germania. Prodi si era fermato. Gelmini invece se ne fa un vanto e con la riduzione delle risorse mette a rischio gli attuali stipendi e ipotizza un sistema territoriale basato sulle fondazioni che affiderebbe alle regioni la gestione degli insegnanti, dei programmi e delle risorse. Come afferma la bozza Calderoli sul federalismo fiscale. Ecco perché occorre mobilitarsi e respingere  tutto il disegno di questo governo. Va bene la giornata di lotta per la scuola, ed anche le manifestazioni a Roma, promosse dalla sinistra per l’11 e dal PD per il 25 ottobre, però, lavoriamo per unificare le opposizioni in Parlamento e nel paese, mobiliando tutte le forze sociali, per dire basta a questo governo.

 

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