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Spettabile Redazione,
in questi giorni dinconsueto (per chi lavora) clima feriale, con
uffici e reparti parzialmente vuoti: interessati dalle vicende occupazionali
ed economiche che investono la città, in molti, nel tracciare un
bilancio saccorgono di un saldo negativo e di non rosee prospettive.
In difficoltà ed in crisi, ci sono settori che erano considerati
i fiori allocchiello dellindustria nazionale.
I processi di ristrutturazione comera prevedibile, oggi investono
quadri e tecnici. Si pone di conseguenza il problema di capire il perché
ed il che fare?
Ognuno ha un suo capro espiatorio e tutti, una ricetta che risolve il
problema. Ma la questione di come arginare una crisi di mercato, oppure
di scelte politiche e industriali sbagliate, resta!
Per evitare ripercussioni e ricadute sui lavoratori e sulla città
occorrono provvedimenti ed iniziative serie ed efficaci. Un coinvolgimento
dei lavoratori e dei cittadini tutti. Cosa però, che non mi pare
stia avvenendo nelle iniziative sinora fatte nelle prese di posizioni
nei dibattiti in città.
A mio vedere, non servono e sono dannose per tutti, strumentalizzazioni
e volpi sotto le ascelle da campagna elettorale. Certo serve una figura
onesta e capace a capo della città, ma conta tutta léquipe
gli intenti ed i programmi per Genova e i genovesi. Mi pare che mentre
si predica a parole unità dintenti e dazione, ognuno
marcia per conto proprio con il proposito di trarre vantaggio per se e
per ciò che rappresenta.
Forse il sindacato potrebbe essere il soggetto punto di riferimento.
Ma il sindacato Ligure come quello nazionale, stenta ad uscire da uno
schema decennale, che lo ha messo solo in ginocchio. Le divisioni sono
ancora profonde e rischiano di accentuarsi. Le ingerenze esterne idem
se anche il sindacato, non prende atto che in questo paese qualcosa sta
cambiando. Che occorre un modo nuovo di concepire la politica sindacale
il rapporto con i lavoratori e quello con le imprese il Governo i partiti.
Se non si capisce che la democrazia e la partecipazione non sono astrazioni.
I lavoratori vanno contattati, coinvolti, responsabilizzati. Non strumentalizzati
minacciati ed impauriti.
La situazione Genovese è tragica in tutti i settori ed in tutte
le realtà. Dove momentaneamente sembra tutto tranquillo, vi sono
altri problemi da non sottovalutare. Vi è incertezza dappertutto
e questo è dovuto in parte alla crisi congiunturale e strutturale.
Ma il più, agli errori politici e manageriali compiuti negli ultimi
dieci anni. Alle occasioni perse nei momenti favorevoli per leconomia
internazionale, alle non scelte, ad una politica di asservimento e sottomissione
alle scelte di altri Stati, ad una logica perversa di spartitoria delle
imprese, degli enti, delle banche ecc. tipica da manuale Cencelli, di
cui Tangentopoli, ne ha fatto emergere solo una parte. Altro vi è
da scoprire su cui far luce.
Le inchieste devono andare avanti e seguire anche le varie ramificazioni
che vanno in basso o che non fanno scoop. Questa è una necessità
nazionale e quindi anche Genovese. Occorre far presto ma bene. Istituire
i processi, sostituire i coinvolti, corrotti e corruttori.
I cittadini, i lavoratori da ciò, hanno tutto da guadagnarci, non
da rimetterci, semmai occorre fare attenzione a chi cerca di approfittarne,
a chi cerca di pescare nel torbido o di pestare lacqua nel mortaio,
chi vuole strumentalizzare e impedire il rinnovamento. Occorre isolare
le provocazioni i processi sommari o completamente assolutori. Smascherare
chi cerca di difendersi da probabili capitomboli da posizioni raggiunte
grazie a Tangentopoli.
In momenti come questi la verità e la giustizia innanzitutto, servono
anche a sfamare dopo tanti anni di digiuno.
Pertanto bisogna evitare di tirare volate a chicchessia e,
come si dice in gergo politichese volgare, pagare la marchetta per grazia
ricevuta?
Il sindacato potrebbe essere il fautore ed il garante del rinnovamento
e delle garanzie di sviluppo. Per questo, occorre che torni ad essere
soggetto politico di trasformazione. Lottando con il solo modo che può
essere sicuro di vincere e battendosi per far si, che a partire dal proprio
interno, chi deve togliere il disturbo, lo faccia subito senza cercare
di salvare la faccia, per lasciare spazio al rinnovamento e alla democrazia.
02/08/1993
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