Una nuova sinistra in un nuovo centro sinistra
Quattro mesi dalle elezioni politiche di Aprile, non sono serviti a digerire la sconfitta elettorale e neppure a ritemprare le forze e trovare una sintesi unitaria sul che fare ?
Lo smarrimento, la passività, la diffidenza, la voglia di fuggire dalla politica, sono presenti tra gli elettori ed in genere tra il popolo di centro sinistra. Neppure le centinaia di feste, realizzate dal C.S. più o meno riuscite, con relativi comizi e dibattiti, sono servite a superare questi sentimenti.
Il governo berlusconi nel frattempo procede a colpi di decreti e fiducia: a Napoli non c’è più la spazzatura. Poco importa se è stata spostata sotto il “tappeto” del business dello smaltimento più o meno lecito. La politica sulla sicurezza e la sua propaganda procedono senza intoppi. Le strade sono presidiate dai militari come se fossero sufficienti per garantire maggiore sicurezza. Gli emigrati continuano ad arrivare sempre più numerosi, nonostante l’accordo con Gheddafi che costerà agli italiani cinquemila miliardi. Sono state proposte leggi razziali. Al posto della tessera annonaria, di memoria fascista, la card dei poveri ed anziché il censimento degli ebrei si marchiano i bambini rom. Invece di assumere nuovi agenti si blocca il turn over e si tagliano i fondi per la sicurezza. Nel nome della riservatezza e della privacy sulle intercettazioni, si decide il carcere per giornalisti e pubblici ufficiali. Si mette il bavaglio e si manipola l’informazione, secondo le esigenze del governo. Basta seguire i vari TG per accorgersi che sono tutti identici e seguono la stessa linea: elogiare il governo ed il premier e criticare l’opposizione. Nonostante le roboanti dichiarazioni sulla famiglia si tagliano spesa sociale e servizi, si allarga il divario tra ricchi e poveri. Sulle questioni internazionali, Berlusconi ha tentato di far passare la grave crisi in Georgia, come una battuta di caccia alla tigre da parte di Putin. Sul piano interno, vi è la questione Alitalia i cui debiti sono stati socializzati tra gli italiani, mentre si sono privatizzati i profitti. Poi vi sono i provvedimenti sulla scuola. Si plaude al ritorno del grembiule e del maestro unico e si giustifica il taglio degli insegnanti e dei fondi per la ricerca. L’ottima scuola elementare, la migliore al mondo, torna indietro di cinquant’anni. Questo governo ha ridato voce ai nostalgici del fascismo e nessuno ricorda più il problema di come arrivare alla quarta settimana. Non si parla più di casta e di costo della politica. Come se questi, dopo tanta campagna elettorale e tanto fracasso nei Talk show e sui giornali, sono risolti. Invece, nessuna modifica e nessun taglio sono stati fatti, anzi, sono stati confermati, fino al 1911, i contributi ai partiti, anche quelli non presenti in Parlamento.
L’opposizione intanto è afona, divisa e confusa. Quella presente in Parlamento, spesso in contraddizione. Non si capisce perché Amato (PD e socialista) ha accettato di collaborare col fascista Alemanno e, Bassanini (PD) con il ministro Calderoli; mentre Colaninno, ministro ombra del PD, plaude all’operato del padre nella vicenda Alitalia del commissario Fantozzi (ex ministro di Prodi).
Mentre la sinistra non presente in Parlamento, pensa più alla ricerca della identità perduta che al popolo da rappresentare. Dopo i congressi dei quattro partiti con quindici mozioni, si annunciano per ottobre, tre manifestazioni a Roma, che servono per la conta di ognuno e per dare soldi alle casse vuote delle FS. L’Italia è un paese a rischio democratico. Quindi, occorre mettere da parte il settarismo e lavorare per un grande progetto unitario. Non serve guardare con nostalgia al passato e riproporre vecchi schemi e nostalgiche lotte di classe. Si rende necessaria un’azione unitaria di tutta l’opposizione per evitare il peggio che si profila. Occorre uscire dalle sole enunciazioni ad effetto mediatico in concorrenza nell’opposizione. Agli italiani interessa poco della sopravvivenza di una classe politica attenta solo a riposizionare se stessa. Oggi questa classe è sfiduciata: per gli insuccessi di questi anni e per il mancato rinnovamento. Questo è il tema principale che la sinistra deve affrontare, prima che la distanza tra essa ed il suo popolo diventi incolmabile.
Ciò che accade non è soltanto la reazione ad una pesante sconfitta. C’è qualcosa di più. Gli elettori vogliono sapere se la politica è ancora in grado di essere lo strumento per cambiare il mondo e costruire un futuro di certezze, di pace, giustizia e benessere. Per questo, la sinistra ha poco tempo e non si può permettere di compiere altri errori. Il partito unico basato sull’autosufficienza ha fallito. Cosi come ha fallito ed è destinato a fallire, se si ripropone, la pura testimonianza auto–referenziale e di tipo antagonista.
In Piemonte, come in Liguria e Lombardia, vi è la possibilità di ridare una speranza al Paese. In queste regioni si produce la maggioranza del PIL. Le contraddizioni ed i processi sono più rapidi che altrove. Se non si riesce a tutelare i salari, le pensioni e i diritti di chi lavora è evidente che si guarda a chi pensa di gestire il diritto alla casa, alla scuola, alla salute e all’assistenza, magari cacciando gli stranieri dal nostro paese ed arrestando le prostitute. Una sinistra che voglia vincere la sfida del governo, da qui deve partire e dai livelli amministrativi: comuni e province. Questa è la priorità per ristabilire il rapporto con i cittadini. La proposta di sinistra democratica: “Una nuova sinistra in un nuovo centro-sinistra”, può costituire una risposta capace di ridare agli elettori una vera speranza.