Viva l’Italia fondata sul lavoro
Quando, lungo il corteo della manifestazione del 25 Aprile, L. Pestarino, snocciolava le sue riflessioni sulla storia del paese, sull’antifascismo ed il nuovo corso del P.D. credevo scherzasse. Quando diceva che occorre pensare alla trasversalità nei partiti ed in seguito fare le feste del Riformista e non più dell’Unità, continuavo a ridere. Quando diceva che occorre coinvolgere e seguire i liberal Nicola Rossi, l’ex ministro di FI Martino e Dellavedova, oppure che Polito è il miglior giornalista e senatore: pensavo al solito “pistolotto” a chi non condivide lo scioglimento dei DS e la nascita del partito democratico. Come si può apprezzare uno che, tra i due candidati alla presidenza francese, rimasti in corsa, sostiene Sarkozy anziché la candidata socialista Royal?
Ero convinto che le elucubrazioni di Pestarino, sulle distorsioni della resistenza si riferissero agli errori ed abusi, commessi da qualche formazione o singolo partigiano. Cioè quelle che tutti sanno e stupidamente nascondono. Quelle di cui nessuno parla per paura delle strumentalizzazioni che possono nuocere alla resistenza. Soprattutto se teniamo conto dell’attacco e dello sforzo revisionistico fatto in questi sessant’anni dalla destra e dai tanti revisionisti e pennivendoli.
Leggendo però, sull’ovadese, il giorno dopo, l’articolo “Viva l’Italia”, ho dovuto ricredermi. Pestarino non scherza ed il “pistolotto revisionistico” lo fa ai lettori ed alla storia italiana. Certo l’idea non è sua ma di alcuni parlamentari radicali. Lui, la fa sua e la inoltra a livello locale motivandola come necessità “esaustiva “ senza “filtri deformanti” imposte “dall’unanimismo retorico” e dall’antifascismo istituzionale.
Pestarino utilizza la resistenza per una campagna revisionistica contro la Costituzione. Guarda caso, punta il dito sull’articolo uno: “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”. Articolo che divise i padri costituenti che, giunsero alla formulazione finale con un compromesso di alto valore. Altro che concezioni di “democrazie popolari” e dittature comuniste, come lui afferma. Pestarino dovrebbe leggere la storia della costituente e dei suoi padri fondatori, prima di scrivere e farsi interprete di proposte che li offendono. Che la Costituzione abbisogna di alcune modifiche nessuno lo nega. Certo non l’articolo uno. Senza ombra di dubbio la Costituzione, disattesa per oltre sessant’anni, nelle sue parti più qualificate, andrebbe applicata. A meno che non si voglia sostituire e modificare quelle parti, appunto l’articolo uno, che mai come oggi assumono un valore importante e sono ingombranti per il nuovo corso riformista. Specie se guardiamo al lavoro ed ai lavoratori. Ma questi, poco interessano ai radicali ed al nuovo corso liberal democratico, che più che riformista è moderato. Il riformismo e le riforme sono altra cosa. Riformismo e riforme sono state la riforma scolastica degli anni sessanta e lo statuto dei lavoratori. Oggi, anziché che il lavoro e i lavoratori interessa più la produzione ed il prodotto. Quindi, se così stanno le cose: come può, un operaio, chiedere la revisione dell'arte. uno ed accusare i padri costituenti, di ostilità ai principi liberali?
Le opinioni ed il pensiero di ognuno sono liberi e da rispettare. Non vorrei, però, che quelli di Pestarino fossero turbate dalle vicissitudini sul posto di lavoro, dalla CIGS. Se cosi è, spero che quanto prima risolva questa questione. Il lavoro innanzitutto. Senza lavoro e col precariato un uomo perde valore e dignità. Credo, però, che qualcuno debba prendere le distanze da quanto lui ha scritto. Voglio sperare che si tratti di un’opinione personale e nulla abbia a che fare con l’ANPI e con il partito democratico. Perché, se questo è il buongiorno del nuovo corso e del rinnovamento: nessuno si meravigli del perché in tanti non credono e non entreranno nel Partito Democratico.
26/05/2007