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Dove sono, cosa fanno, dove vanno gli Ansaldini?
Porsi queste domande oggi a qualcuno può sembrare strumentale ma
non è cosi. Infatti, la storia del movimento dei lavoratori è
costellata dai contributi dati e venuti dagli Ansaldini.
Nella storia recente e passata, i lavoratori Ansaldini sono stati i più
sensibili alle vicende di questo paese. Sono sempre intervenuti con il
dibattito o con le lotte in tutti quei momenti difficili per la democrazia,
le istituzioni la convivenza civile.
Negli ultimi tempi gli Ansaldini sono cambiati. Non hanno più la
combattività di un tempo. Aleggia sopra loro una sorta di rassegnazione,
sono sfiduciati e delusi. Vi è pure, un po' degoismo e individualismo.
Sta sciamando da loro lo spirito e la volontà di solidarietà.
Sono forse considerazioni sbagliate?
Per anni i lavoratori dellAnsaldo sono stati accusati insieme alle
loro organizzazioni dessere troppo politicizzati e di politicizzare
le loro battaglie.
In molti hanno polemizzato con gli Ansaldini su questi punti. Dai politici
ai mezzi dinformazione. A tutti, gli Ansaldini hanno saputo tenere
testa, non con le polemiche ma con i fatti. Le ristrutturazioni, la CIGS,
la crisi aziendale certamente hanno favorito quelle forze che da sempre
volevano piegare e normalizzare gli Ansaldini. Questo, grazie
anche allaiuto delle direzioni aziendali e di certe centrali politiche
e personaggi sindacali.
Questo però da solo non basta per porsi le tre domande iniziali.
Già, forse bisognerebbe porsene una quarta oppure cambiare il finale
delle tre domande. Cioè, dove sono, cosa fanno dove vanno le organizzazioni
politiche e sindacali degli Ansaldini?
Sì ! perché tutto sommato anche se sfiduciati e rabboniti,
gli Ansaldini a sentirli parlare nei reparti e negli uffici, sono molto
interessati da quanto sta succedendo nel paese. Da quanto è avvenuto
il 29 Aprile alla Camera. Le loro preoccupazioni sono le stesse di quei
milioni di italiani e lavoratori che sono scesi subito in piazza a protestare
il loro sdegno e la rabbia. Quindi se gli Ansaldini, tutto sommato sono
sempre gli stessi, vuol dire che qualcosa non funziona nel canalizzare
e nel quantificare il loro interesse e la loro rabbia.
A leggere il comunicato sindacale del 30/04/93 di Fim Fiom Uilm di Ansaldo
GIE, la domanda sorge spontanea, possono oggi i lavoratori dellAnsaldo
che tanto hanno contribuito nella storia del movimento di lotta e di emancipazione
di questo paese, limitarsi ad una semplice denuncia scritta, seppur inviata
alle massime autorità istituzionali per quanto sta succedendo in
Italia?
Non sarebbe più giusto se questi lavoratori, con a capo le loro
OO.SS. prendessero qualche iniziativa più consona alla loro storia
e forza, abbandonando quella prassi meccanica, in vigore da qualche tempo,
del comunicato unitario per mettersi a posto le coscienze?
A questo punto una riflessione simpone. Possono gli Ansaldini essere
esclusi da quel processo di rinnovamento che investe tutto il paese?
Il 18 Aprile deve significare qualcosa anche nel mondo del lavoro e nelle
organizzazioni dei lavoratori?
Oppure qualcuno è ancora convinto, come sosteneva in passato, che
i lavoratori non devono fare lotte politiche ed occuparsi solo della produzione
e degli interessi individuali e spiccioli. Non sarà,
che qualcuno pensa dessere oltre il 18 Aprile e di rappresentare
con il suo modo di essere e di fare già il nuovo. Se è cosi
si sbaglia.
Il modo di essere e di fare di questi ultimi tempi, sono il contributo
a quanto e costato ai lavoratori ed anche a Tangentopoli.
Quanto sta succedendo in questo paese impone vigilanza ed attenzione pari,
a quella vissuta negli anni del terrorismo e dellantifascismo.
In questo paese i Camaleonti hanno fatto il suo tempo ed il
Gattopardesco non deve più fare storia.
Il nuovo che tutti invocano a parole non è in contrasto con quanto
nei fatti realmente si fa nel rapporto tra lavoratori e le loro organizzazioni?
Queste riflessioni simpongono non solo per la storia dei lavoratori
Ansaldini, ma alla luce degli ultimi avvenimenti: il 18 Aprile, il 25
Aprile, il 1° Maggio che quasi passa inosservato ed è considerato
come una giornata di festa qualsiasi. Ma più grave di tutto è
il fatto che, per le organizzazioni dei lavoratori ciò che succede
fuori dellAnsaldo sembra non interessare gli Ansaldini. A meno che
ciò non ha un tornaconto politico e organizzativo. A meno che non
si vuole considerare il fatto, che la non reazione allassoluzione
politica del 29 Aprile, tutto sommato va bene cosi. Se si assolve in alto,
poi si assolve anche in basso, o no?
Il 18 Aprile i cittadini italiani compresi gli Ansaldini, hanno detto
Si cambia. Bene, cominciamo a cambiare davvero. Nel senso giusto però,
se vogliamo veramente cambiare. Ricordiamoci che nella storia del mondo,
i veri cambiamenti sono stati fatti con la partecipazione attiva del popolo.
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