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Ezio Mantero (tratto da storia di lotte, Lutti e Letti cap.
l8 marzo è lautoconvocazione)
... La CGIL scelse di stare con la maggioranza
dei lavoratori e dalla parte dei CdF. Indubbiamente fu anche una scelta
strategica, che permise di governare il momento e imbrigliare
il processo di cui i CdF erano portatori. Vi è da dire comunque,
che molti protagonisti di quella giornata, o meglio, di quei due anni,
83 e 84, caddero in disgrazia per molto tempo.
Alcuni furono isolati, altri si isolarono, parecchi dovettero
lottare per restare a galla nel movimento e nel sindacato,
magari abbozzando e subendo controvoglia. Dalle fabbriche quellOtto Marzo, partirono i cortei
con gli striscioni unitari, per una manifestazione ed uno sciopero contro
il decreto sulla contingenza e in difesa del patrimonio industriale Genovese,
sottoposto ai tagli pesanti della occupazione. Alcune categorie, cancellarono
dai loro striscioni, per protesta, la sigla delle organizzazioni sindacali,
che non avevano aderito. Nei cortei però ed in piazza, insieme
con le migliaia di mazzetti di mimosa, distribuita da uomini e donne,
lo slogan era sempre uno, lo stesso: unità! Tutte le 27 categorie
del lavoro avevano aderito allo sciopero, solo pochi politicizzati, non
presero parte e questo, anziché far riflettere CISL e UIL sul loro
fallimento, li fece reagire. Con cattiveria e lingua biforcuta,
ribaltarono il risultato. Complici le aziende e alcuni giornali, intrapresero
un meschino balletto e la guerra delle cifre sulla adesione allo sciopero
e alla manifestazione. Così come fece Pannella in altre occasioni
e Berlusconi nel 94, volevano dimostrare che, tutti coloro che non
erano in piazza, avevano aderito alle loro posizioni. Le aziende non considerarono
in sciopero coloro che in fabbrica non erano andati, contando invece solo
quelli presenti ed usciti allinizio dello sciopero. Non era la prima
volta, che in uno sciopero indetto mezzora dopo linizio del
turno di lavoro, molti lavoratori, non timbravano e restavano fuori in
attesa del corteo. Nel passato, questi lavoratori, poi presenti nei cortei,
erano conteggiati come scioperanti, quel giorno no! Era opportunismo politico,
come le polemiche, la strumentalizzazione e la divisione. Disse Fabio Morchio, segretario provinciale PSI: al PCI è andata male, molti hanno lavorato.... ...Io lo sciopero non lo farei neanche se Craxi firmasse il patto di Varsavia... ...ho sbagliato le mie previsioni, avevo detto che avrebbero scioperato tutti i comunisti Genovesi, invece in piazza ce nera solo il 10%. Secondo lui, lo sciopero era fallito, per cui vi erano le motivazioni per continuare a perseverare. Questa tentazione del PCI a una politica chiassaiola, rischia di provocare una tensione nelle rispettive basi conducendo allo sfascio lunità sindacale. Ma non pensiamo che i dirigenti del PCI siano impazziti, il vero problema non è il decreto Craxi, ma il fatto che hanno visto in pericolo la loro egemonia sul sindacato. Dunque eravamo noi a sfasciare il sindacato, a rompere la sinistra, a dividere e tartassare i lavoratori. Peccato che in seguito, di quei comunisti tanto odiati, egli ne avrà bisogno per appagare le sue ambizioni politiche e far sopravvivere un pezzo dei socialisti.
1977 • manifestazione
contro il terrorismo |
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Anche De Michelis, ministro del lavoro, si dichiarava contrario alla frattura del sindacato e diceva di lavorare per ricucire, senza rinunziare alla linea che come Governo e PSI si erano dati. Spesso i divorzi sono frutto non di unazione consensuale, ma di una iniziativa unilaterale: è difficile bloccare unazione di questo genere. Noi però non disperiamo. Finche cè vita, cè speranza. Bisogna ricostruire lo spazio unitario. Belle parole, però nei fatti le cose in quel momento gli andavano bene cosi, anche se ce da riconoscere a De Michelis, una certa coerenza, quando diceva finche cè vita cè speranza.(La visita ad Hammamet, Ottobre 96, il convegno dei nostalgici del Luglio 98, dove Berlusconi e Cossiga, rimpiangevano Craxi, il tentativo di Boselli nel Marzo 99 nella conferenza dei socialisti Europei, la strumentalizzazione della malattia e morte di Craxi) confermavano questa coerenza e perseveranza. Aveva ragione anche sul divorzio per motivi unilaterali, solo che mentiva, sapendolo, quando non considerava un fatto grave e unilaterale, lintervento per legge su una materia di contrattazione sindacale. Era vero, che al peggio non cè limite, in seguito un altro cavallo di razza della stessa scuderia, ma più sottile, interverrà direttamente sui conti correnti dei cittadini, grazie a quella strada aperta con San Valentino. In piazza DeFerrari, gremita come nelle grandi occasioni, Ezio Mantero, segretario della Camera del Lavoro, disse: Tutto il movimento deve riflettere sulle grandi potenzialità di lotta dei lavoratori Genovesi; siamo orgogliosi di aderire e diventare punto di raccordo per questo movimento, la nuova unità del sindacato può nascere solo dalla vitalità di questa piazza e di questa gente. Mantero, come tanti altri, si rese conto che quella piazza e quella gente, non era mossa solo dal decreto e che nel chiedere unità al sindacato, chiedeva anche partecipazione e più democrazia. Lo sottolinearono lì, a DeFerrari, come tante altre volte. Però quel giorno, lo evidenziarono quando presero la parola i delegati di base e dei CdF, Peirassi dellItalsider, Ferretti per gli ospedalieri, Morabito dei portuali e Cavanna per il coordinamento dei CdF. Lannuncio dellultimo intervento,
che concludeva la manifestazione, accolto con unovazione generale.
Anche questo era un segnale, tanto più significativo, quando lovazione
si ripeteva nei passaggi cruciali del discorso di Corrado. Il giovane
delegato dellAnsaldo inizio col dire: Per chi sa contare,
siamo più di 150 mila... Questo è uno sciopero unitario
contro un decreto autoritario del Governo, contro i padroni che vogliono
chiudere le fabbriche... Non siamo noi gli autoesclusi, ma a restare fuori
sono stati coloro che non hanno avuto il coraggio politico di mettersi
alla testa dei lavoratori. Questa manifestazione riprende i temi dello
sciopero generale, che era stato annunciato dalle confederazioni, per
lottare contro Prodi e le sue chiusure, che vogliono uccidere leconomia
di Genova. Lo sciopero e contro questi padroni, contro chi vuole chiudere
i CdF, chi vuole mettere in un angolo la classe operaia. Questo non sarà
permesso... ..noi dureremo un giorno di più del padrone e di chi
ci vuole spazzare via. La manifestazione e lo sciopero erano
riusciti alla perfezione. In piazza vi erano quelli di sempre e non solo
i comunisti. Tre cortei, studenti, giovani, pensionati, negozi chiusi,
tanta mimosa e tanta fantasia. Uomini e donne stipati sui camion e mezzi
meccanici, carri allegorici e persino un calesse tirato da cavalli, in
quella giornata dedicata alla donna. Lunico neo, quello, che a concludere
la grande manifestazione, doveva essere una donna, proprio per ricordare
lotto Marzo; non fu possibile, perché le quattro ore di sciopero
e la grande partecipazione, ritardarono gli interventi. Fu Cavanna, nel
suo discorso di chiusura a ricordarlo, con una riflessione sul vero significato
di questa giornata, che non è la festa delle massaie, che
ci mostra la televisione, ma delle donne operaie, un giorno in cui,
il contadino regalava la mimosa, per ringraziare la sua compagna, che
oltre ad accudire la casa, laiutava nel duro lavoro dei campi
A
Franco Sartori (tratto da storia di lotte, Lutti e Letti cap.
1983 lanno dei consigli)
Sartori sostenne: Che vi era un elemento
di quei giorni, non colto da tutti, dove i comunisti dellAnsaldo,
avevano una responsabilità assoluta: era il governo delle iniziative
e del movimento, delle strumentalizzazioni; la lotta contro chi voleva
un sindacato diverso senza mettere in discussione il gruppo dirigente.
Eravamo i protagonisti delle lotte dopo essere stati scioccati dal periodo
di solidarietà. Era indispensabile, per lui, una ricomposizione
del sindacato e bisognava scioperare preventivamente, non dopo le decisioni.
I lavoratori dellindustria erano al limite della sopravvivenza.
Nel rapporto con i socialisti non bisognava farsi strumentalizzare dai
rapporti di parte e fare riferimento ai fatti, ricondurre il sindacato
al suo ruolo e non vedere, se ci dava il ministro socialista o quello
democristiano. Sartori disse che dalla crisi si usciva con la rivoluzione
industriale, che cambiava tutti i rapporti, compresi quelli sociali. Bisognava
trovare nuove proposte di contrattazione per le nuove figure industriali.
Secondo lui allAnsaldo ci giocavamo molte cose, compresa quella
di rappresentare, come partito, tutti i lavoratori. Dispiace scrivere di Franco, sia in bene che in male, sapendo che non potrà leggerlo, perché prematuramente scomparso, lasciando un grande vuoto. Al suo funerale, altri più bravi di me lo ricordarono Airoldi, anche lui scomparso in giovane età nel Febbraio 1999, e Trentin nei suoi pregi e nei suoi difetti; loro lo conobbero solo nel sindacato, io, anche in fabbrica. Lo vidi in produzione e tra quei giovani che si battevano per la conquista dei CdF, della democrazia e per lunità sindacale. Non lo conobbi in qualità di segretario della sezione di fabbrica, ma, fui felice di averlo come dirigente sindacale, in particolare negli anni 80. In piazza Baracca, nella sua Sestri, in molti ci siamo accorti (cinici presenti compresi) di aver perso un compagno capace di vedere più in là di tanti ari. Uno a cui il sindacato tutto deve ancora dare qualcosa, anche se non sempre aveva ragione e non sempre si era daccordo con lui. Io, mi rimprovero di non essermi preoccupato di portare in piazza lo striscione della fabbrica e di far sventolare sulla bara la bandiera della sua sezione . A Tea Benedetti (messaggio in mailing list DS Genova) Parlare della Tea, significa ricordare
le grandi lotte del movimento operaio genovese. Come lavoratori dell'Ansaldo campi e sezione del PCI di fabbrica avevamo un rapporto speciale. Non v'erano nostre iniziative politiche, sindacali, oppure un congresso o una festa dell'Unità, senza di lei. Con Margherita era la nostra consulente speciale, la compagna che spingeva i maschilisti operaisti ad interessarsi della questione femminile. Della Tea potrei parlare per delle ore, lo faccio nella mia autobiografia, la voglio ricordare qui, anche perché mi è stata vicino quando un dolore colpi, la mia famiglia per la perdita di Antonietta, che con lei condivise l 'onere e l'onore della lotta dell'impermeabile San Giorgio. Ciao Tea, grazie per quanto ai fatto e lasci a noi, tuoi allievi e compagni. |
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a "U Dria" (tratto da storia di lotte, Lutti e Letti) "....Per Bozzo (Dria), era positivo avere aperto il congresso agli invitati, segno quello, di una grande maturazione in atto. Gli obiettivi erano quelli di non restare all'opposizione. Occorreva rafforzare e qualificare la nostra presenza nelle cellule e nel CdF, in quanto troppo deboli, per un partito che rappresentava il 33% della forza lavoro solo con gli iscritti senza contare i simpatizzanti. Dria criticò anche la federazione, per la mancanza di verifica del lavoro svolto in fabbrica e per non avere avuto una riunione, valida e all'altezza dei problemi di fabbrica. (Era saltato un accordo sulle commesse di lavoro Svedesi e Sovietiche ed occorreva colmare il vuoto). Fu critico anche col vertice dell'FLM. Sostenne il dialogo con gli impiegati, per marciare insieme sui problemi comuni. Concluse, dicendo di darci una scrollata, in quanto ci giocavamo l'autonomia e l'economia della classe operaia...."
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a Maurizio Albini Un Ansaldino candidato al Parlamento Le brutte
notizie arrivano sempre quando meno te le aspetti. A volte vorresti essere
lontano non rintracciabile, non esserci per non saperle. E' quello che
avrei preferito oggi, dopo aver ricevuta la telefonata del segretario dei
DS Ansaldo. 14 settembre 2005
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