Ricorrenza assassinio G. Rossa

24 gennaio 2001

Ventidue anni fa venne assassinato Guido Rossa. Oggi nei capannoni di quella che è stata la sua fabbrica lo hanno ricordato i suoi compagni di lavoro, vecchi e giovani, il sindacato, le istituzioni provinciale e comunale presenti con la presidente Vincenzi e il vicesindaco Montaldo.
Mancava la regione, chissà perché?


Quando parliamo di cosa è stato il PCI dobbiamo ricordare oltre la perfetta organizzazione quei fantastici militanti come Guido: disinteressati, integerrimi, altruisti, solidali, pronti a battersi per il proprio ideale e la difesa dei più deboli. Pronti alla mobilitazione e presenti quando il partito chiamava o il momento era delicato per il movimento e i lavoratori. Tutti quelli che in quella fredda giornata piovosa hanno partecipato ai funerali di Guido, non possono dimenticare la rabbia che rodeva dentro. Non era rabbia solo per la morte di un compagno di lotta, per un amico, era rabbia e odio nei confronti di chi, ingenuamente o ciecamente o ipocritamente e opportunisticamente, dava credibilità a quei criminali; rabbia verso coloro che li consideravano "compagni che sbagliano", dando credito a chi diceva, che la BR erano figli naturali della lotta di classe e della ideologia di sinistra. Quanta voglia di sputare in faccia a chi sosteneva e sostiene ancora quelle tesi!


Ci prodigavamo, ed in seguito continuammo a farlo, a spiegare , che non avevano capito una mazza; ci facevamo in quattro per difendere noi e i nostri valori, allora ed in seguito, avevamo sottovalutato il fatto invece, che, avevano capito tutto e manovravano una strategia per bloccare un processo che appariva inevitabile ed indispensabile per il paese e la democrazia.
Una strategia, a mio modesto parere, bloccata, fermata momentaneamente ma che negli anni, grazie anche ai nostri errori e alle nostre titubanze, si è affermata con la vittoria del polo nel 94 ed il rischio concreto di farlo ancora oggi per un lungo periodo.


Quando parlo di errori ci metto anche quelli commessi dal sindacato e da compagni del partito o amministratori, che nella disperata ricerca di trovare un'intesa elettorale, consideravano poco credibili o non affidabili i compagni di base che dirigevano le sezioni o le realtà industriali o poco attendibili i dati relativi alle condizioni aziendali e agli staff dirigenziali.


Nella catena umana che precedeva il carro funebre di Guido, avanzavamo abbracciati, stretti l'uno all'altro a difesa di quel carro e dello striscione con la foto di Guido. Serrati per difendere noi stessi, per isolarci e non contaminarci con coloro che erano rimasti chiusi in casa o semplicemente a curiosare dalla finestra. Mille pensieri nella nostra testa, "quanti se e ma", quanti ripensamenti e sensi di colpa, quanti rimorsi e quante lacrime lavati dalla pioggia incessante. Giuliano a ragione quando ricorda il ruolo del PCI in Italia e nel mondo, perché, a differenza di altri partiti comunisti, il PCI è stato punto di riferimento mondiale per la sua originalità, le sue elaborazioni e proposte politiche. Forse se troviamo il coraggio di difendere quella diversità, riusciamo a far ritornare la fiducia e la voglia di partecipare a chi oggi si sente abbandonato e mal rappresentato dall'insieme della sinistra.


I socialisti di Bobo, Martelli e DeMichelis, complici dello sfacelo e dei peggiori scandali di questo paese, sostengono di aver sbagliato a non difendere quanto il loro capo carismatico sosteneva quando coinvolto da tangentopoli. Oggi si ritrovano al fianco di Berlusconi per dimostrare a lui la riconoscenza e ritornare a tangentare quanto possibile. Noi, lo ripeto, non abbiamo niente da cui vergognarsi ed evitare il disegno di chi dal 1979 lavora per la rivincita. I compagni che ci hanno guidato dal 1921 in poi, in questo paese pieno di gente di merda amministrata da stronzi, sono uomini di valore, a quelli elencati da Vigo se ne aggiungono migliaia, da ricordare nei libri di storia ed additare ai nostri ragazzi come eroi del nostro paese. Guido fra questi.

Funerali di Guido Rossa, operaio comunista e sindacalista assassinato dalle BR

top

L’Unità in piazza Petrella

28 marzo 2001

Indubbiamente, come sostiene Candito, la sinistra é cambiata, noi siamo cambiati, non diciamo niente di nuovo, perché l'adeguamento ai tempi é alla realtà, per quanto ci riguarda, é una costante. La storia ne é una riprova, da Bordiga e T. Noce a Gramsc e il partito nuovo, da Togliatti e la svolta di Salerno, da Berlinguer a Occhetto, dalla cosa a Icare, il cambiamento, non lo snaturamento, fa parte del nostro DNA. Si, abbiamo puntualizzato é allargato, spostando il baricentro, verso altri soggetti e individui, facendo delle correzioni sul piano ideologico e sul ruolo del partito nella società, stiamo attenti però a non spostarlo più di tanto e indebitamente, dal mondo del lavoro vengono i cambiamenti ecc. Punto.
Siamo cambiati noi ed é cambiato pure Indro, chi non é cambiata, é quella destra becera, razzista e forcaiola, fino a poco tempo fa sostenuta dal bravo giornalista conservatore.
Ciò detto, tirramme innanzi, andiamo a P.za Petrella.


Stamani é saltata la presenza del partito attraverso il volantinaggio, sarei tentato di dire che con la pioggia e senza la mensa non si fa rivoluzione ma non é così, ci rifaremo Sabato. Tuttavia il solito drappello di amici e compagni non ha rinunciato alla piazza e alla discussione sugli avvenimenti attuali.
Fermo restando l'attenzione per la borsa, il principale argomento erano il ritorno dell'Unità e Indro Montanelli.

Emilio, Vincenzo e Carlo commentavano l'intervista di Biagi e ripetevano le paure di Indro. Francesco e Rosario, invece, Schernivano il Cavaliere e il Polo che accusano la sinistra di manovrare Montanelli.
Vinicio, Giovanni ed il sottoscritto, da sempre diffusori e sostenitori dell'Unità, non potevano non parlare del ritorno di questo grande, eroico e storico pioniere dell'informazione. Sarà fideismo, amore viscerale, il culto di un simbolo, sarà tutto quello che volete, ma stamani in piazza Petrella, eravamo orgogliosi di avere in tasca il nostro giornale.

Lo tenevamo aperto, in modo che si potesse vedere il nome, l'impaginatura a colori, l'occhiello su Haider, il titolo sui miliardi occorrenti al cavaliere per comprare l'Italia, e poi, il commentare a voce alta il fondo di Colombo e la spalla di Eco, insomma mostrare l'orgoglio di avere in mano un giornale nostro, si, nostro, un quotidiano che da sempre é stato anche uno strumento di lavoro per gli attivisti e i militanti del vecchio PCI e dei compagni che operavano nel sindacato. L'articolo di fondo, la nota di Fortebraccio ed in seguito quella di Serra, venivano adoperati, copiati e affissi nei posti di lavoro e spesso, erano l'argomento che permetteva di iniziare la giornata politica e lavorativa.

Non voglio sostenere, che con l'Unità la campagna elettorale sarà più facile e quindi la vittoria assicurata, ma, credetemi aiuta, aiuta molto, soprattutto quegli iscritti e simpatizzanti che non vengono in sezione o in piazza e che sono costretti a stare in casa in balia di mercenari dell'informazione e di venditori d'oppio.

top

 

Bentornata Unità

30 marzo 2001

Aspettavo con ansia il ritorno. In questi mesi ho continuato ad assicurare i lettori ed i compagni che chiedevano continuamente e le cui speranze di rileggere l'Unità, cominciavano ad affievolirsi. Inutile dire che ieri in Piazza Petrella, cuore popolare di un quartiere della Valpolcevera, roccaforte della sinistra e dei nostri lettori, il ritorno in edicola è stato un evento. I tanti pensionati e casalinghe, cui molti Ansaldini come me, che vi stazionano ogni giorno, usano chiacchierare del pił e del meno, specie degli avvenimenti politici. Fermo restando l'attenzione per la crisi della borsa, ieri, principali argomenti erano il ritorno dell'Unità e Indro Montanelli. Si commentava l'intervista di Biagi e si ripetevano le paure di Indro, si schernivano il Cavaliere e il Polo che accusano la sinistra di manovrare tutto e tutti. Molti di noi, da sempre diffusori e sostenitori dell'Unità, non potevano non parlare di questo eroico e storico pioniere dell'informazione.

Sarà fideismo, amore viscerale, il culto di un simbolo, sarà tutto quello che volete, ma ieri in piazza Petrella, eravamo orgogliosi di avere in tasca il nostro giornale. Lo tenevamo aperto, in modo che si potesse vedere il nome, i colori, l'occhiello su Haider, il titolo sui miliardi occorrenti al cavaliere per comprare l'Italia, e poi: commentare a voce alta il fondo di Colombo e la spalla di Eco, insomma mostrare l'orgoglio di avere in mano un giornale nostro, si, nostro, un quotidiano che da sempre é stato anche uno strumento di lavoro per gli attivisti e i militanti del vecchio PCI e dei compagni che operavano nel sindacato.

L'articolo di fondo, la nota di Fortebraccio ed in seguito quella di Serra, venivano adoperati, copiati e affissi nei posti di lavoro e spesso, erano l'argomento che permetteva di iniziare la giornata politica e lavorativa. Non voglio sostenere, che con l'Unità la campagna elettorale sarà più facile e quindi la vittoria assicurata, ma, credetemi aiuta molto, soprattutto quei simpatizzanti che non vanno in sezione o in piazza e che sono costretti a stare in casa in balia di mercenari dell'informazione e venditori d'oppio, grazie a tutti e buon lavoro.

 

top

Cronache di un viaggio tra analisi e diporto

24 maggio 2001

Seppur in vacanza, ho seguito il dibattito sviscerato sulla ML, ho persino inviato un intervento, che non ho ritrovato; probabilmente devo aver commesso qualche errore d'invio, poco male. Non voglio riprodurlo e ridare fiato a polemiche inutili e logorroiche analisi giustificative. La sindrome delle analisi ormai ci perseguita in lungo ed in largo; non vi club, circolo, forum o sezione, che non si analizza la sconfitta elettorale. Pure i nostri avversari ci dicono dove abbiamo sbagliato e perché. Anche sulle pagine dell'Unità troviamo tutto ed il suo contrario, proposte e controproposte, i giovani contro gli anziani, la base contro i vertici, la donne contro gli uomini ecc, persino la candidatura di Santoro a segretario del nuovo partito di sinistra?

In tanto ciarlare e chattare, ovviamente qualcosa di buono e di vero c'è, ma siccome siamo di fronte alla sconfitta di una coalizione, ogni componente di essa scarica sulle altre ed ogni realtà locale da la colpa all'altra limitrofa per poi convergere tutti sulla colpa ai DS e a Massimo D'Alema, che se, in una certa fase ed in un certo momento, indi poi poscia alza la coscia e piscia, forse e può darsi che...... (bo!) Resta sempre il dubbio se nello stoccafisso alla messinese i capperi vanno soffritti oppure inseriti a metà cottura.

Ritornando dopo tanto tempo, nelle zone dell'alto e medio Sele, centro del cratere del terremoto del 1980, credevo di trovare , almeno lì, più concretezza, illuso! A Laviano dove la presenza del sindacato e dei lavoratori é stata massiccia e di contrasto al sindaco sceriffo, la sinistra ha perso perché il sindaco, nu bravu guaglione, 40 morti in famiglia sotto le macerie, ha dato a tutti quello che gli spettava, non ha fatto favori a nisciuno, (?) allora! perché rieleggerlo?

Ieri mattina, leggevo il mio giornale seduto in piazza S. Sofia, antica chiesa di BN capitale del Sannio. Un funzionario della locale federazione dei DS, si avvicinò e con voce rotta m'informò della scomparsa del compagno Natta. ( Dell'ex segretario del PCI ricordo i tanti colloqui a Roma, Genova e sul Melogno, le diverse campagne elettorali é, commosso, la sua partecipazione al convegno fatto al Montale sui pericoli per la democrazia, ricordo che quel giorno, lo incontrai insieme alla sua compagna, soli e spaesati in galleria Mazzini, prendemmo insieme un caffè ed in un passaggio insito di ricordi mi disse: i comunisti non li vuole nessuno, non siamo più di moda).

Ritornando a S. Sofia, era la prima volta che vedevo quell'uomo e che soggiornavo a Benevento. Quel compagno vedendomi leggere l'Unità non ebbe dubbi sulla mia provenienza politica e ritenne doveroso informarmi. Mi spiegò che leggere l'Unità in un posto come quello é un segno tangibile di appartenenza politica, qualche anno fa non era possibile. Tra me e me dissi: spero di non correre in seguito lo stesso rischio; qualche mese fa, senza l'Unità non ci saremmo neppure conosciuti. Scambiammo con altri avventori del bar le opinioni sui noti risultati elettorali e quelli da venire dopo i ballottaggi, a BN siamo in corsa con un bravo candidato mastelliano. "Però a BN Mastella non é visto di buon occhio, non ha fatto niente per il paese, mentre ad Avellino Ciriaco, quello sì che é un vero leader(?!?)" La cosa venne pure rilevata da un gruppo di giovani studenti in visita al museo, che sentendomi parlare vollero le mie opinioni sui risultati, sul loro bellissimo centro storico e sul G8 a Genova. Dopo una lunga e interessante chiacchierata mi ritrovai d'accordo con l'email di un giovane pubblicata sul forum dell'Unità che chiede più spazio per coloro che, pur affondando le radici sul glorioso passato della sinistra storica e traendo insegnamento da compagni/e come Natta, Berlinguer, Jotti, Amendola e DiGiulio: rappresentano il futuro ed intendono i rapporti a sinistra e nella coalizione in modo diverso da noi reduci e instancabili nostalgici.

Chi é stato ai seggi elettorali ed ha visto le schede annullate non può non tenere conto dei tanti messaggi impliciti in esse; chi gira per i quartieri e le piazze del paese, chi si rapporta con il mondo e i problemi quotidiani, non può non tenere conto di quanto dice e lamenta la gente. Quando invochiamo franchezza, partecipazione, chiarezza e democrazia nelle prossime assisi: non limitiamoci a ricordare solo quanto fatto e quanto eravamo belli, ma decidiamo cosa e come vogliamo essere, cosa fare e con chi, evitiamo tutti i dietro front, che a mio avviso non pagano e non danno credibilità.

 

top