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Operaio edile "....Certo il periodo non era dei più tranquilli: il Governo Tambroni e i celerini di Scelba avevano segnato la città. La tensione e lodore acre dei lacrimogeni del 30 Giugno erano ancora nell'aria. Quei fatti drammatici lasciavano uno strascico. Era un periodo di lotte sociali ed il nostro coinvolgimento non fu difficile. Feci subito l'iscrizione al sindacato CGIL e con papà aderii a tutti gli scioperi. La lotta mi fece conoscere i veri motivi dell'astensione dallo sciopero di tanti emigrati meridionali e settentrionali. A tanti facevano paura la perdita del posto di lavoro e i ricatti molto frequenti degli imprenditori, che significavano, per i lavoratori stagionali, il ritorno al paese. Perché a differenza del locale e del trapiantato, lo stagionale non aveva i mezzi e il sostentamento della famiglia, tali da sopportare qualche mese di lotta e di disoccupazione. A patire i disagi, in modo diverso dagli altri, si era in due: l'emigrato e la famiglia al paese, che ogni quindici giorni aspettava il vaglia postale, quale unica fonte di reddito per la sopravvivenza......" Militare nei Parà "....... Alle 23,00 del 25 Gennaio: con pochi
spiccioli in tasca, varcavo il portone della scuola militare. Fui destinato
alla prima compagnia allievi paracadutisti. L'inserimento non presentò
ostacoli insormontabili. Il nonnismo, molto pesante tra i paracadutisti,
ci toccava marginalmente; in compagnia, anziani vi erano solo i caporali.
Il problema, si presentava alla mensa, al circolo, lungo i viali e nel
cortile, tutte le volte che sincontrava un nonno e un congedante.
Il minimo che poteva capitare, era quello di "Pompare" per
il nonno, fare delle flessioni, oppure fare la "Palla". Sè
non vi era reazione, ti mollavano subito dopo, in caso contrario ti
salvava solo il buon senso o l'intromissione di un graduato. Quando
un nonno lasciava libero l'allievo, lo metteva sull'avviso di quanto
gli sarebbe successo, una volta mandato a Livorno tra i "Guerrieri".
L'addestramento era molto duro; io lo sapevo, ero stato informato da
Armando, che m'aveva preceduto a Pisa e a Livorno, per cui cercavo di
superare tutte le prove....... " "........Dividevo la branda a castello con Sicilia, un ragazzo di colore, Etiope di Asmara. Ai nostri fianchi, Giovanni di Aosta nato a Parigi, Alfredo di Roma e Carlo di Rovigo. Eravamo un quartetto molto affiatato, sempre assieme, condividevamo le stesse cose e dividevamo tutto....."
anno 1966 Pisa, Pasqua-Lino al terzo lancio di brevetto La Siemens e Milano "....Ero affascinato da quell'atmosfera, che coinvolgeva, che spingeva ad interessarsi di problematiche e questioni del momento. Per natura sono un ascoltatore attento. Prima di pronunciarmi su qualsiasi cosa, voglio essere sicuro di poter sostenere i miei convincimenti. Per cui passavo delle ore ad ascoltare le diverse posizioni. La sera, dopo il lavoro, spesso mi recavo in centro, piazza del Duomo era la meta preferita. Sotto i portici, in galleria ed in piazza, era possibile ascoltare le varie concezioni politiche del momento. Veri e propri dibattiti e conferenze venivano sostenuti con argomenti freschi di giornata da esponenti politici affermati e da leaders del movimento in ascesa. Non mancavano nella discussione e dispute le citazioni di concetti filosofici dei massimi esponenti del pensiero politico, da Marx ad Egel da Croce a Macchiavelli. Circolavano tra i presenti i collettori per lautofinanziamento. Di loro, molti diffidavano e volevano sapere a chi e per cosa, dovevano sottoscrivere il finanziamento. Spesso si dava ai collettore, l'appellativo d'accattone o lo si accusava di raccogliere fondi per le comunità di "capelloni". Cosa questa a volte vera. Era il loro periodo, difficile andare per strada e non incontrarne uno che chiedeva le cento lire. Per quanto mi riguardava, non avevo pregiudizi nei loro confronti e per le loro comunità. Anzi, il loro mondo mi incuriosiva. Quando potevo mi fermavo ad ascoltarli e andavo a sedermi in mezzo a loro al Duomo di Milano, oppure in piazza Tommaseo a Genova. M'affascinava la loro libertà. A modo mio, avrei voluto essere uno di loro, ma dopo il lavoro, nel tempo libero. In quel periodo era anche molto difficile, per chi faceva politica in piazza, restare fuori dalle provocazioni. In diverse occasioni restai coinvolto in raid contro, o provocati dai fascisti di piazza S. Babila. Non cercavo la violenza, non mi piaceva, ma non ero disposto a subirla. Ero disponibile a discutere con tutti e a capire i problemi degli altri, purché gli altri facessero lo stesso con me. Per fortuna, non fui mai fermato dalla polizia e non riportai contusioni o ferite. In fabbrica nelle discussioni con i compagni di lavoro, era difficile sostenere quelle posizioni che tra i giovani cominciavano a farsi strada. La diffidenza era molta. Gli anziani ed i politicizzati respingevano quanto veniva dall'esterno, dal mondo della scuola, dalla cultura, ed in generale dal mondo intellettuale. Soprattutto vi era diffidenza nei confronti di quei movimenti estranei alla storia e alle tradizioni del movimento operaio. Eppure, in quei momenti, dal mondo intellettuale veniva una presa di coscienza che coinvolgeva ed influenzava i giovani. Dal mondo della musica arrivava soprattutto, una certa influenza. Le canzoni di protesta erano coinvolgenti, i giovani vi s'immedesimavano. Personalmente ero affascinato da Joan Baez, ma nutrivo simpatia per Ivan della Mea e Guccini, così come mi entusiasmavano quelli del nuovo Canzoniere Italiano. In quel periodo "Contessa" era la canzone che più smuoveva i sentimenti di giustizia e coinvolgeva, era il vangelo, la "ballata" che meglio rappresentava la lotta, la storia, le aspettative di chi ne aveva le "palle piene" di una vita di stenti e di soprusi ed era pronto e disposto alla spallata finale....." La morte di Nonno "..... La discussione, investì anche amici,
parenti, compari e comari, che insieme alla sorella adottiva, tentarono
una mediazione. La discussione avvenne nella stanza accanto a quella
dove il nonno stava per lasciarci. Per tutto il tempo non mi mossi dal
cuscino del nonno. Continuavo ad accarezzarlo, cercavo di recuperare
gli anni passati lontano da lui. Sentivo il suo cuore battere ed il
respiro sempre più affaticato. Ascoltavo quanto succedeva nell'altra
stanza. Quanta voglia di mandare tutti al diavolo di denunciare quella
ipocrisia e quel comportamento atavico. Il nonno, l'ometto umile e buono,
che non si piegò ai gerarchi fascisti che tenne insieme la famiglia,
quello che tutte le domeniche era attorniato dai tanti nipoti, stava
per morire, nello stesso momento, tutti, consumavano l'ultimo brutto
atto di una drammatica commedia, dove il dramma, stava nel comportamento
di ognuno dei presenti......" Vortice da Matrimonio "....... Degli studenti si diffidava, si diceva che erano massimalisti ed avventuristi. In genere i delegati di fabbrica avevano molto consenso. Le loro tesi erano accolte e nei reparti godevano della stima dei lavoratori. Essi venivano scelti non solo in base alla formazione ideologica ma anche in base alla dirittura morale e professionale. Non era facile diventare delegati, molte erano le difficoltà e le prove da superare nelle organizzazioni, nella concezione ed educazione storica dei lavoratori. Io non mi trovavo d'accordo con quel modo di pensare. Tanti giovani la vedevano come me. Per noi gli studenti avevano ragione. Molti di loro erano famigliari di operai. Non erano tutti figli della borghesia come si sosteneva. Comunque partecipavo alle iniziative interne ed esterne, ascoltavo e cercavo di capire. Quel maggio Francese, l'ondata che investiva i giovani, i nuovi concetti e valori di cui si parlava, non potevano essere solo una moda temporanea........" "..... Anch'io, come lei, non volevo al momento figli. Eravamo giovani, soprattutto non avevamo una casa completa. Quello che avevamo, dovevamo pagarlo con cambiali, che scadevano puntualmente. Lei non lavorava in quel momento ed il mio stipendio da solo non era sufficiente per poter mantenere un bambino piccolo. Pagati l'affitto, la luce, il gas e le cambiali, restavano cinquecento lire al giorno per tutto il resto. Con quella cifra non c'era certo da scialare. Tina cercò subito di contribuire al bilancio familiare andando a lavorare nel bar sotto casa di un amico e poi in un altro ancora. Dal canto mio accettavo di fare lo straordinario il sabato e qualche volta anche la domenica...." I Giovani cercano spazio "......Le lotte dei giovani per affermare nuovi principi di civiltà e democrazia portarono alcuni risultati positivi. Il 14 gennaio si firmò l'accordo sulle ferie, sui premi di fedeltà e sul controllo operaio della mensa. Sul fronte sindacale, dopo la riunione delle tre organizzazioni a Firenze, nacquero gli organismi di base. Il consiglio dei delegati, grazie allo Statuto dei lavoratori, assumeva poteri contrattuali, che la vecchia commissione interna non aveva. Restava il problema di passare tutti i poteri della C.I.; di come sostituire tutte le forme d'assistenza e dinformazione che essa garantiva, con nuovi strumenti, tutti da costruire. In pratica iniziava la nuova fase sindacale a cui i giovani, soprattutto, avevano aspirato, dove tutti eravamo chiamati a contribuire per creare l'unità sindacale. Ottenuti quei primi risultati, i giovani più politicizzati e quelli già dentro gli organismi di base acceleravano il dibattito e le decisioni per le tappe successive......" "...... Conclusi con una frase sentita al cinema da Sidney Poiter nel film "Indovina chi viene a cena?" Dissi: "E ora che voi anziani vi togliate dal groppone dei giovani" e lasciate fare a noi, che non commetteremo i vostri errori. Una reazione la mia, con dichiarazioni, pesanti come un macigno per chi aveva sulle spalle lesperienza e la storia di quegli ultimi trenta anni. Inutile dire che, da subito venni guardato e considerato come un estremista pressappochista. Considerazione, tutto sommato che in quel momento potevano calzarmi come a tanti giovani che come me, vivevano la politica, attraverso le lotte sindacali e con l'esuberanza giovanile. Anche se figlio d'attivista e iscritto io stesso al PCI, vivevo la politica dall'esterno, influenzato dagli eventi nazionali ed internazionali con l'esperienza e la cultura del 68. Non ero un attivista, partecipavo ai comizi, alle manifestazioni, agli scioperi con le mie convinzioni, forse un pò estremiste. Quando sostenevo, che molti s'erano seduti sugli allori della resistenza, ero convinto dellaffermazione, com'ero convinto, che fu un errore, non aver completato l'epurazione nel 1945, una sottovalutazione delle capacità di rigenerazione delle concezioni fasciste. Ritenevo sbagliato non aver adoperato la legge, che proibiva la ricostituzione del partito fascista nei confronti del MSI......." Giovani importati "......Era grazie a quelle spinte che s'erano ottenuti risultati importanti e permettevano quelle imponenti manifestazioni. Ricordo che proprio sul treno che ci conduceva a Roma, si toccava con mano l'unità. Tra i lavoratori non vi erano divisioni e distinzioni. Gli iscritti al sindacato discutevano unitariamente sulla strada da fare per raggiungere l'unità dei vertici. Unitariamente si dividevano il pane con salame e il vino Barbera. Su quel treno i giovani comunisti e socialisti, i giovani Aclisti i cattolici e i democristiani erano presenti in forza. Eravamo i fautori della spinta unitaria. Quelli che permettevamo un'intesa che si allargava e si estendeva al momento politico, della lotta per lo sviluppo e della democrazia, l'intesa sul piano sindacale. Da quella manifestazione romana venne un monito ben preciso a tutti, al sindacato su cosa volevano i lavoratori, agli squallidi seguaci di un passato di vergogna e anche a chi, doveva applicare le leggi......" Nuove strutture sindacali "......Il 7 e 8 Maggio era una prova importante.
Le elezioni politiche si presentavano come la grande occasione, dopo
il 68 e i risultati di quegli anni. Occorreva battere Piccoli e concretizzare
le lotte con il voto, se si voleva consolidare il rinnovamento e assicurarsi
le conquiste future. I risultati, pur positivi per il PCI e il PSI,
non andarono oltre le aspettative. La divisione e le polemiche, la strumentalizzazione
sul caso Valpreda, penalizzarono la stessa sinistra sprecando un milione
di voti, senza prendere un seggio......." Atalanda "....Scavalcai il davanzale, evitando ogni rumore per non svegliare il ragazzo, che dormiva dall'altra parte della stanza. Mi sedetti sul lettino e mi scusai per il comportamento di Tina della sera prima. Chiesi se si era divertita alla festa. Rispose che dopo quella scenata, aveva perso ogni interesse per la sfilata. Fatta una passeggiata rilassante sul lungomare, erano andati a letto presto. Sinceramente dissi che mi dispiaceva e per ripagarla di una serata mancata, proposi una gita a Taormina. Con occhi assonnati Atalanda rispose: "Va bene partiamo dopo." Girandosi su un fianco, si spostò sul bordo, lasciando lo spazio di mezzo lettino vuoto. Tenendosi la sua parte a protezione del seno e aprendo il resto del lenzuolo, m'invitò a prendere posto. Atalanda dormiva solo con gli slip. Ero un po' impacciato, il ragazzo continuava a dormire. Chiusi le persiane. Mi tolsi pantaloncini e canottiera e m'infilai sotto il lenzuolo. Passai il braccio sotto il collo di lei e l'accarezzai tra i capelli, Atalanda, a sua volta, stese il suo braccio sul mio corpo ed appoggiò la testa sul mio petto: aspettammo il suono della sveglia (?). Unora e mezza dopo, estasiati e sorpresi, per niente pentiti, svegliato il ragazzo, partimmo alla volta di Taormina......" MariaRita "..... A Spoleto andammo in quel locale che ormai era la mia meta preferita. Per quelle occasioni offriva una serata completa. Dopo una cena ricca di portate, in un tavolo appartato a lume di candela, dopo avere approfondito le conoscenze reciproche, scendemmo al piano bar. L'ambiente arredato elegantemente, era illuminato soffusamente. Ci sedemmo in un divano alle spalle della pedana da ballo. La musica diffusa era in prevalenza da ballo della mattonella, non mancavano i pezzi più ritmati però come il successo del momento, "Satisfation". La serata scorreva piacevolmente tra un bianco Sarti e un ballo. MariaRita pur essendo al terzo bicchiere, oltre al vino della cena, all'aperitivo ed al grappino in trattoria, non si scomponeva, manteneva un self control impeccabile. Allegra e disinvolta, godeva la serata con piacere. All'una e mezza, però, la musica cessò ed il personale avvisò i clienti dell'ora di chiusura. Lasciammo il locale controvoglia; MariaRita disse che non era giusto, visto che si divertiva...." Graduale
coinvolgimento "......Ricorreva in quei giorni la commemorazione del 25 Aprile e la tensione era alta. La "strategia della tensione" imponeva una continua attenzione di vigilanza. Giovanni, responsabile in sezione, di tale commissione, cominciò col chiedermi la disponibilità per il servizio d'ordine nelle varie manifestazioni in programma. Conoscendolo, sapevo che le attenzioni miravano a un graduale coinvolgimento attivo. Perché ciò avvenisse, dovevo riconquistarmi la sua fiducia, cosa che volevo e feci volentieri. Il servizio di vigilanza o servizio d'ordine nei cortei, nelle riunioni e manifestazioni era importante. Molte erano le provocazioni e spesso il servizio serviva a sedare eventuali risposte dei provocati. In quel periodo erano molte anche le provocazioni di "Sinistra". Ricordo che per la commemorazione del 25 Aprile alla casa dello studente, roccaforte dell'estremismo di "Lotta Comunista", la tensione era talmente alta che sarebbe bastata una piccola scintilla, per innestare una guerriglia. Cosa che sarebbe stata gradita da qualcuno che non aspettava altro, dopo gli episodi verificatesi in Italia e soprattutto a Genova con il sequestro Sossi. I lavoratori delle grandi industrie difficilmente si facevano abbindolare e trascinare nelle provocazioni, preferivano confrontarsi. Uno dei migliori confronti riusciti, tra lavoratori, forze sociali e politiche, fu proprio sul sequestro Sossi......." Le
cascate di Plitzivice "......Lentamente si alzò, restando incollata al mio corpo. Girando il collo mi offrì la sua bocca. Con la mano accarezzava i capelli, attirando la mia testa verso di se. Con la lingua mi penetrò ed esplorò con desiderio e voluttà. Con un modo di fare carico di sensualità, si girò ed apri la vestaglia. Il seno rotondo e bianco come il latte si attaccò al mio petto. Accarezzavo i capezzoli induriti e la sentivo premere con il pube, contro il pene. Con la mano aprii la lampo dei pantaloncini e, nel farla scivolare, sfioravo la sua peluria fine e bionda più dei capelli...." Il
primo discorso Non ero ancora pronto a parlare con i soli appunti.
Avevo paura di girare attorno al lume e di non esprimere bene il mio
pensiero, di far fare brutta figura al partito. Lintervento scritto
mi dava più garanzie e capacità di sintesi. Mi rilassai e ripresi a parlare sotto l'attenzione di tutti. Conclusi in un crescendo da comizio, con lappello a votare PCI alle elezioni del 20 Giugno se si voleva uscire dalla crisi in positivo e da sinistra. Un altro lungo applauso suggellò quel primo intervento alla mensa, che ancora oggi, al solo ricordo, mi commuove. Inutile dire che quel mio intervento spronò gli altri e servì da punto di riferimento ai lavoratori e agli iscritti. Ancora oggi sono convinto che quell'accordo fu il massimo consentito in quel momento. Se sbaglio ci fu, non fu nelle conclusioni del contratto, semmai in quello che qualcuno aveva detto, fatto e previsto, prima del congresso DC....." Caro
paesano "..... Quella campagna elettorale fu l'occasione per scrivere ai giornali. Lo spunto me lo diede l'on. Mancini del PSI, che con una lettera su carta intestata della Camera dei Deputati si rivolgeva a me come "caro paesano". Mi chiedeva di votare per il PSI e il candidato Dispenza, un calabrese immigrato a Genova, uomo che tanto aveva fatto, secondo lui, per i calabresi di Genova e per i lavoratori. Gli risposi sul "Secolo XIX" (pubblicato dopo le elezioni) di non poterlo accontentare, non conoscevo il suo assistito. In 15 anni a Genova non lo avevo mai visto e sentito, anche se dalla foto mi sembrava una faccia simpatica. Gli ricordai di non aver sentito nemmeno lui, quando fui costretto ad immigrare. Me ne rammaricavo che si ricordava d'essere paesano, solo in quei momenti. Gli scrissi che non potevo votare PSI. Quel partito era caduto in mano ad un certo Craxi che lo snaturava portandolo alla rovina. In sintesi, questo il succo delle lettere, che conservo fedelmente insieme con la risposta e la mia controrisposta. Quella campagna rimane una delle più spregiudicate e insanguinate: dagli attentati alle provocazioni fasciste, dalle BR all'uccisione di Coco e del giovane Luigi Di rosa, dai fatti di Sezze Romano all'uccisione di V. Occorso. Malgrado quegli avvenimenti, il dato di fondo inconfutabile di quel 20 Giugno fu l'ulteriore spostamento a sinistra e il mutamento del panorama elettorale. Il PCI andò oltre ogni previsione, superando persino le elezioni dell'anno prima mentre a sinistra, DP incassava una sconfitta. La DC recuperò oltre il previsto: contenne le perdite in solo tre seggi e a ciò contribuì il dissanguamento dei partiti minori, il fatto che giocò su più tavoli la carta della paura e del conservatorismo tramite Fanfani, quello, che con la candidatura Agnelli si arroccò ad essa il grande capitale, mentre con Zaccagnini e i giovani di "Comunione e Liberazione" quello cattolico e del "rinnovamento". La VII legislatura iniziò con un Parlamento molto mutato. Grazie ai 71 seggi in più al PCI e alla tenuta del PSI, non era possibile una maggioranza di centro e centro destra. Per la posizione del PSI, neanche una di centro sinistra. Le forze sociali, legate al mondo del lavoro, avevano più possibilità di ascolto. Cadde una pregiudiziale trentennale con l'elezione a Presidente della Camera, del comunista P. Ingrao. Un altro dato rilevante era quello che unificava Nord e Sud grazie alla grande avanzata del PCI nel meridione....." Pennivendoli
e massimalisti "..... Fra i problemi affrontati, uno non marginale riguardava la questione femminile. Non vi era solo una situazione generale portata avanti dalle donne nel paese e di cui in fabbrica il collettivo se ne faceva interprete. Vi era la questione che nei momenti di crisi e recessione, le donne, ne risentivano doppiamente. In fabbrica era possibile utilizzare le donne, in modo diverso, in lavori più qualificati, in mestieri riservati solo agli uomini, aperti alle donne solo in tempi di guerra. Iniziammo una campagna attraverso il giornalino che riprendeva, le tematiche sindacali e del C.d.F. Le assunzioni, rispetto alle dimissioni per raggiunti limiti detà, erano limitate. Tra i nuovi assunti, poche le donne, rispetto alle possibilità che la fabbrica offriva. Si trattava di dare gambe alla applicazione del nuovo Diritto di Famiglia, basato sulla parità di diritti tra uomo e donna anche in campo lavorativo. In generale sulla questione femminile, il partito in fabbrica, tenne un coerente comportamento: lasciò alle donne lautodeterminazione, facendosi carico delle aspettative politiche e sindacali........" La
prima a Savignone "..... In tutto quel periodo, neanche un curioso saffacciò sul piazzale. Un compagno disse che tutti sapevano, ma temevano il sindaco e il prete. Questi, pare che seguisse levoluzione dei nostri lavori dal campanile con un cannocchiale. Alle 15.00, mentre sotto il sole leone allestivamo le ultime cose e pulivamo le cozze: arrivarono tre ragazzine. Con timidezza avanzarono qualche domanda. Più di tutte parlava la grandicella, che aveva 11 o 12 anni. Chiese cosa facevamo e in cosa consistevano i giochi per i ragazzi\e, quale premio avremmo dato al miglior disegno. Affrancata dalle risposte, superò la fase di timidezza e sinoltrò in domande più particolari. Chiese se eravamo tutti comunisti. Rispondemmo che tra noi verano anche dei non iscritti e dei simpatizzanti. Allora volle sapere se tra questi cera qualche liberale. Lei si disse liberale e voleva bene alla bandiera italiana, che non voleva cambiare con una rossa con falce e martello. Rispondemmo che anche noi volevamo bene alla bandiera italiana e che quella rossa con falce e martello non lavrebbe sostituita. Rinfrancata anche da questa risposta, incalzò con unaltra domanda, frutto della cretinaggine familiare, disse: "E vero che la sera, dopo la festa, fate a coltellate per dividervi i soldi dellincasso?" Sbiancammo. A Carlo caddero le cozze dalle mani, Giuan, invece, le strinse tanto forti che le ruppe, provocandosi una ferita, Elide si domandò sottovoce in che razza dambiente vivesse quella simpatica ragazzina. Mancavano due ore allapertura, quelle ragazzine erano le uniche anime viste in tutto il periodo, la cosa non sannunciava certamente bene! Spiegammo alla ragazzina, che curiosa, attendeva una risposta, che non era come gli avevano raccontato, anzi il contrario, che ognuno di noi ci rimetteva in soldi e tempo libero per permettere la festa; che, proprio perché si dicevano quelle brutte e false cose, facevamo una festa lontano dalla nostra zona, in modo che tutti sapessero come e chi fossimo veramente. La ragazzina rispose che lo immaginava. Anche la sua mamma diceva sempre al papà cheravamo brava gente. Con quella risposta ci salutò e ci diede un arrivederci alla sera......" Faggeto
Lario "..... Sarebbe stato un buon livello di emancipazione da parte dei "maschi" averlo capito e accettato con naturalezza, senza nessuna frustrazione, così non era. Da alcune battute si capi che il problema andava affrontato prima della compromissione del corso. La "turbativa" non riguardava solo i corsisti, coinvolgeva anche alcuni istruttori (anche loro seppur studiosi, deboli e fatti di carne). Affrontammo la questione in seduta plenaria considerandola come momento di studio, di confronto e analisi di un'apparente contraddizione. Nella discussione emersero dei falsi problemi e delle motivazioni cherano i segni di uninfantile gelosia. Vi fu qualcuno che pur essendo scapolo e privo di legami sentimentali in quel momento, denunciò come sofferenza la mancanza di un rapporto anche solo platonico con l'altro sesso. La cosa parve eccessiva. Poco rispettosa, frutto di una cattiva concezione del ruolo della donna, era la proposta di chi auspicava per i futuri corsi, una parità fra i due sessi nel numero dei partecipanti. La proposta scatenò la sacrosanta reazione delle donne, che a quel punto proposero e sostennero i corsi divisi per sesso, se quello era il grado di emancipazione dei compagni. Il dibattito, sotto forma analitica del rapporto uomo donna nella storia e nelle varie società, servì molto ed aiutò i singoli e il gruppo, a superare quel momento di difficoltà e contraddizione....." L'Olimpo "..... Nell'aprire i lavori, un compagno, dopo i rituali ringraziamenti, chiamò la presidenza. Tra i nomi molto conosciuti di dirigenti del movimento operaio e del partito, venne elencato anche il mio. Restai ammutolito, mentre la delegazione applaudendo, mi invitò a recarmi su quel palco, che avevo sempre visto durante i servizi di vigilanza. Per me rappresentava una preziosa "Bacheca", dove si esponevano alla curiosità del mondo i "Gioielli di famiglia"; non mi pareva vero, pensavo si trattasse di un errore, non mi ritenevo degno di stare fianco a fianco con personalità tanto famose e che, meritavano di stare lì. Tutto sudato e quasi tremante per l'emozione, mi avvicinai all "Olimpo", cercando di salire. Fui fermato, però, dal servizio d'ordine, quello formato dai "Compagni col chiodo". Accertato il mio nome sull'elenco, mi accompagnarono all'ufficio di presidenza. Mi fu consegnata una delega blu con la scritta Presidenza, oltre a quella con la scritta delegato. Presi posto in terza fila tra Imbeni e un operaio immigrato in Olanda, alle spalle dell'allora segretario della FGCI M. Dalema. Vi erano poi tutti gli altri, da Lama al delegato della Fiat di Termini Imerese, da Amendola al segretario della sezione degli Enti locali di Pordenone. Per tre giorni non mi mossi da quel palco: rispettavo gli orari e le pause, (ero il primo a salire e l'ultimo a scendere). Fui notato da conoscenti di altre città, tra cui i compagni del corso di Faggeto. Questi, con una battuta, mi dissero: "bravo sei l'unico sempre presente e puntuale". Mi prendevano per il culo naturalmente. Di rimando risposi: "La classe operaia me lha data e guai a chi me la tocca"...." Il
14 Maggio La notizia del ritrovamento di Moro giunse al mattino presto. In CdF s'era in continuo ascolto dei notiziari. Col macabro gesto e la spietata esecuzione le BR avevano gettato la maschera. Lo sdegno, la condanna e il rigetto di ogni elemento che potesse accomunare i lavoratori con quelle iene furono totali. Col consenso della direzione, avvisammo le maestranze attraverso le sirene e gli altoparlanti sulla mia 127, in giro nei reparti. In men che non si dica, i lavoratori scesero sul piazzale. Anche se molti erano confusi, sbigottiti e commossi, erano pronti a muoversi in ogni direzione pur di dire "Basta" e dare una risposta e una lezione agli eversori e ai loro burattinai. Ci rendemmo conto che nella "Manovra" serano inseriti forze più potenti delle organizzazioni terroristiche, per avere il successo di quel piano eversivo. Forze che non era difficile situare nel campo degli interessi colpiti dal nuovo assetto politico, tra uomini e gruppi spodestati dalle leve del potere economico e finanziario, che temevano di essere chiamati a rispondere delle malefatte. Forze che osteggiavano le prospettive di risanamento e rinnovamento, contrari all'idea che il paese potesse uscire dalla crisi sotto la guida di una coalizione in cui partecipavano anche i comunisti. Gli scopi di costoro erano chiari: rompere l'unità dei partiti democratici, come primo passo per una stagione di caos destinato a sfociare in svolte autoritarie. La vigile fermezza democratica, la difesa dello Stato non permisero di assistere ai funerali della democrazia, come giustamente sostenne Pertini. Sì, vi furono i funerali di Moro, ma nessuno poteva sostenere ed avere la certezza in quel momento ed anche in seguito, che una condotta diversa avrebbe salvato l'uno e l'altra. Alla luce delle cose e dei fatti erano più probabili i funerali d'entrambi..." Sbatti
il Mostro in Prima Pagina "....Attilio, non voleva uscire di casa e meditava di chiudersi in un convento, la sua aspirazione massima era Assisi, (dove in seguito arrivò, creandoci mille difficoltà, ma ne parlerò più avanti). Pregava ad alta voce in continuazione, prima durante e dopo i pasti, a letto ed in strada. Qualche volta usciva per una passeggiata, giusto sotto casa e fino in corso B. Ayres, per un caffè e fare subito ritorno fra le mura domestiche. Malgrado queste sue stranezze, dovute al peregrinare in cerca di chissà cosa e chi, Attilio non è mai stato impulsivo o violento, anzi era vero il contrario: pacifico e pacifista, buono e altruista, tenero e generoso. A volte un Robin Hood: prendeva in casa per dare agli altri, chiedeva a tutti per poi comprare fiori e ceri per metterli e accenderli nei posti più svariati e imprevedibili. Durante una passeggiata pomeridiana, fu fermato da una vigilessa, una delle prime a ricoprire quel ruolo a Genova...." Giacinto
detto Marco "....Dopo le notti all'addiaccio passate davanti al comune e in tribunale per la consegna del simbolo, molti compagni restarono amareggiati. Li capivo ma non ne feci una tragedia; il problema era la campagna di "Giacinto" e tutto lo spazio conquistato nei mass media (a partire dal "Giornale" di Montanelli) che puntavano su di lui per colpire il PCI e la sinistra. Marco aveva dalla sua radio televisioni e giornali; quanto più "stronzate" diceva e faceva, tanto più parlavano di lui, ciononostante chiedeva spazio nel nome della "democrazia e della libertà". "Giacinto", che parlava di "dimenticati, diseredati e traditi", non parlò mai del contratto dei metalmeccanici, delle ore di sciopero fatte, degli stenti delle famiglie e la resistenza delle forze imprenditoriali; anzi in lui vi era disprezzo per questi lavoratori, che avevano capito da subito, da che parte era girato e quali interessi difendeva...." Capire
il Nuovo "..... A Genova l'astensione fu del 4% in più, e riguardò 80 mila persone rispetto alle 55 mila del 1975 e alle 49 mila del 1976. L'astensione era più alta nelle zone borghesi, nel centro storico e al Lagaccio, dove la disgregazione democratica era più esistente. Si votò di più nei quartieri popolari: Voltri il 92%. Quelle elezioni fecero crescere il divario tra Nord e Sud, fatta eccezione per Napoli e Taranto. Il Sud insegnava ancora una volta, che non si poteva attendere a risolvere i suoi problemi reali....." La
vicenda FIAT Agnelli disse: ("Temo che quanto è successo a Torino abbia rafforzato il parere di quelli che hanno poca fiducia nella possibilità del PCI a convivere in una società democratica"). Laccordo gli stava stretto ed attaccava il partito e Berlinguer con il proposito di estraniare il PCI dalla vita democratica del paese. Si disse che il gruppo dirigente della Fiat non aveva vinto e che lavvocato, non era Wellington dopo la vittoria di Waterloo. Era vero che da quella storia, il PCI ed il sindacato non uscirono in mutande, ma era altrettanto vero, che dai presupposti che vi fecero seguito, iniziò il declino dellavanguardia e "spina dorsale" del movimento. Finita la lotta ci furono addosso come avvoltoi, (Craxi in testa), strumentalizzando dopo Proudon, anche Amendola, per dire che aveva ragione. Non pensarono alle conseguenze del loro atteggiamento e non rifletterono sul loro comportamento, E. Scalfari e altri come lui, che in quel momento, si prodigarono per salire sul carro del vincitore. Per cui, anche se Agnelli non aveva vinto, "lalloro" di vittorioso gli venne attribuito. Da quella vicenda, a mio vedere, cominciò lassalto e la scalata di un potere politico e affaristico che avrebbe portato a "Tangentopoli", alla modifica della legge elettorale, alle richieste di superamento di un sistema costituzionale, che per quanto imperfetto, non trovò mai la piena applicazione. Per quanto riguardava il sindacato, si disse che era di fronte ad unalternativa non rinviabile, ("usare il potere conquistato per dare una risposta alla crisi e alla trasformazione, altrimenti vera il pericolo della conservazione dellesistente, in cui il capitalista non ci avrebbe accettati e tendeva ad eliminarci"). Questo concetto dominerà in seguito lazione sindacale e del PCI; entrambi, negli anni, cambiarono faccia. Pericolo, questo, previsto sin dalle conclusioni di quella vicenda....." Ammaliato "..... Fu così che tra noi scoccò il primo vero bacio. Cademmo nelloblio, luna nelle braccia dellaltro. Dal salotto passammo nella stanza da letto senza smettere di baciarci o frugare nei nostri corpi liberandoci dei vestiti, cercando e trovando le nostre nudità e i nostri sessi. Rovinammo sul letto ed il nostro primo rapporto fu bellissimo, intenso. Era da un po che non facevo lamore, per cui ero preoccupato di lasciarla a meta strada. Non fu così però lintensità superò il limite. Sentivo in lei la stessa cosa, la sentivo fremere, sentivo quel suo leggero soffietto provenire dal cuore ed avevo paura di farle del male. Dopo una pausa riprendemmo, fu travolgente, sublime, mai avevo avuto quelle sensazioni e quel trasporto. Facemmo una lunga pausa, una rinfrescata, una birra, lei pure una sigaretta, poi a letto a stuzzicare di nuovo i nostri corpi. Marta era pronta a ricominciare, prese liniziativa per eccitarmi, malgrado lo volessi non riuscivo a farlo. Non so cosa mi succedeva, forse la sua intraprendenza mi aveva sorpreso, messo in difficoltà o forse avevo paura di non poter reggere il confronto...." |
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